italy lab | Jurassic Italia Blog
martedì, 15 luglio 2008

Intervista/ Andrea Cau -

 Andrea Cau Enantiophoenix , LA "FENICE OPPOSTA"

Dopo quasi un mese, eccomi nuovamente qui. Con una piccola chicca, un'intervista al giovane paleontologo Andrea Cau , riguardante un suo nuovo studio su un reperto del tutto singolare: un uccello fossile dal Libano, vecchio di 90 milioni di anni, ritrovamento che (oltre ad essere unico nel suo genere), permetterà agli studiosi di comprendere meglio l'evoluzione degli eniantorniti(Enantiornithes), un importante gruppo di volatili estinti. 

Buona lettura!

 

 
1- Presenta Enantiophoenix. Dove risiede l'importanza di tale scoperta? 
-
Enantiophoenix è una nuova specie di uccello enantiornite, vissuta circa 93 milioni di anni fa nella regione nord-orientale del supercontinente di Gondwana che oggi affiora come rocce nel Libano. L'unico esemplare noto, MSMN V3882, è conservato al Museo di Storia Naturale di Milano (non è esposto nelle collezioni aperte al pubblico). Il fossile, grande come un passero, era stato descritto nel 2002 in uno studio preliminare da Luis Chiappe e Fabio Dalla Vecchia, ma non aveva ricevuto una diagnosi formale, né era stata valutata la sua posizione all'interno dell'albero evolutivo degli enantiorniti (il più importante gruppo di uccelli mesozoici). L'importanza di Enantiophoenix è data da alcuni fattori: si tratta del più antico uccello fossile noto proveniente dalla Placca Continentale Africana (alla quale appartiene geologicamente il Libano), inoltre è uno dei rari fossili di celurosauro proveniente dalla medesima placca (che finora è stata più ricca per altri tipi di teropodi, in particolare spinosauridi, abelisauri e allosauroidi). Esso colma in parte anche una lacuna cronologica, dato che buona parte degli uccelli mesozoici proviene da strati risalenti a 130-120 milioni di anni fa, oppure da formazioni più recenti (70-80 milioni di anni fa).

2- Come sei rimasto coinvolto nel suo studio?
-
Come accennato sopra, il fossile era stato studiato preliminarmente nel 2002. Dopo di che, a quanto so, è rimasto per più di quattro anni in un cassetto della collezione del Museo di Milano. Nel 2006 chiesi ai Conservatori della Sezione di Paleontologia del Museo di poter osservare l'esemplare. Inizialmente, la mia richiesta era dettata più da curiosità di "teropodologo" che da una vera volontà di ristudiarlo. Nell'autunno 2007 chiesi nuovamente di osservarlo, questa volta per codificarlo all'interno della mia analisi filogenetica dei teropodi. Fu allora che, constatando che ad ogni mia analisi filogenetica l'esemplare risultava stabilmente in una zona precisa dell'albero evolutivo, decisi di studiarlo seriamente, per determinare se fosse possibile attribuirlo a qualche specie già nota o se invece potesse diventare l'esemplare-tipo di una nuova specie. Pertanto, se oggi esiste una specie chiamata "Enantiophoenix electrophyla" lo si deve ad una serie di tappe: la sua scoperta in Libano ed il successivo acquisto del fossile da parte del Museo di Milano - la descrizione preliminare effettuata nel 2002 da Chiappe e Dalla Vecchia - l'inclusione del fossile all'interno della mia analisi filogenetica dei teropodi, che ha sancito la peculiarità e validità della nuova specie - l'istituzione della specie e la sua precisa collocazione filogenetica ad opera mia e di Paolo Arduini.
 -
3- Come e dove posizionare Enantiophoenix nell'albero evolutivo degli uccelli?
-
Enantiophoenix presenta caratteri anatomici di un gruppo particolare di Enantiorniti, gli Avisauridae. Questo gruppo comprende generi americani come Avisaurus, Soroavisaurus, Halimornis e Neuquenornis, ed un genere europeo, Concornis, ed è diagnosticato principalmente per alcuni caratteri del piede. Enantiophoenix condivide alcuni di questi caratteri, mentre è probabilmente una specie più primitiva rispetto alle cinque citate per via di alcuni caratteri della scapola. L'importanza evolutiva di Enantiophoenix risiede anche nella sua posizione geografica "medio-orientale": esso rappresenta un "ponte" evolutivo e geografico tra gli altri avisauridi, più evoluti, vissuti nelle Americhe e in Europa, ed i parenti più prossimi di Avisauridae, vissuti principalmente in Estremo Oriente.
 -
4- Non è difficile immaginare l'emozione di un paleontologo che si trovi di fronte ai resti di un nuovo "risorto". Quali scelte e criteri hai utilizzato nel coniare il nome del genere e della specie?
 -
 Il nome è un attributo importante, e, purtroppo, spesso può fare la differenza tra la notorietà e l'oblio (non a caso, Crichton preferì usare "Velociraptor" al posto di "Deinonychus" per il suo romanzo, sebbene sia evidente agli esperti quale dei due generi sia effettivamente rappresentato nella saga di "Jurassic Park": l'animale è Deinonychus, ma ha preso il ben più evocativo nome del suo cuginetto asiatico). Tra le nuove "generazioni" dei paleontologi si sta diffondendo l'abitudine a dare ai fossili nomi carichi di significato, perlomeno suggestivi ed originali: lo trovo un buon segnale, di vitalità e passione paleontologica. In fondo, la scelta del nome è uno dei pochi attributi "pienamente soggettivi" di un articolo scientifico, e quindi è perdonabile se a volte si esca dal rigore per dar spazio alla fantasia. Ho ricevuto numerosi complimenti per il nome scelto, sia da paleontologi che da "non esperti", segno che è stata una decisione valida.
Nel caso di "Enantiophoenix electrophyla", esso significa "L'opposta fenice amante dell'ambra", che può essere tradotto anche "la fenice enantiornite amante dell'ambra". La scelta di "Enantio" è chiara, considerando il gruppo al quale appartiene la specie. "Phoenix" ha un doppio significato: richiama un uccello mitico, la fenice, ma anche il nome antico del Libano, la Fenicia. Il termine "electrophyla" è dovuto alla presenza di alcuni corpuscoli di ambra preservati nel fossile: l'ambra è resina fossile, ed è possibile che i corpuscoli siano gocce di resina ingerite dall'animale poco prima di morire. Ancora oggi, alcuni animali (ma anche popolazioni umane) si nutrono della resina che trasuda dagli alberi. Per una curiosa coincidenza, nella mitologia antica è detto che anche la Fenice si nutriva di resina. Pertanto, mai nome fu più azzeccato!

-
5- Il fossile sembra conservare tracce del piumaggio, di cui riesce a conservarsi un "impronta" solo in rare circostanze. Come è possibile un simile stato di conservazione? Cosa indicano gli studi tafonomici? 
-
Enantiophoenix proviene da un giacimento fossilifero ad alta conservazione, formatosi sul fondo di una bassa laguna, nella quale gli animali morti potevano subire un rapido seppellimento ad opera di sedimento molto fine. Ciò ha permesso la conservazione di parti molli come i raggi delle pinne di pesci, le antenne dei crostacei, ed anche alcune penne di Enantiophoenix. Dagli stessi strati sono emerse alcune penne isolate, non necessariamente di Enantiophoenix: chissà quanti altri uccelli attendono di essere estratti da quel giacimento!
 -
-
Sotto: ricostruzione paleoartistica di Enantiophoenix, realizzata dallo stesso Andrea Cau.
-
-
Per approfondire il tema, vi consiglio la visita del blog italiano Theropoda (dove è possibile trovare maggiori informazioni circa Enantiophoenix e l'evoluzione degli uccelli) --> clikka qui
-
postato da: Italosaurus alle ore 17:50 | link | commenti
categorie: interviste, italy lab
giovedì, 15 marzo 2007

ArgenDino: Dati e ipotesi

Dati stratigrafici e ricambio faunistico

"In quasi tutta la provincia di Neuquèn affiora una successione di strati,datati dal Cenomaniano(circa 100 milioni di anni fa)al Campaniano inferiore(circa 80 milioni di anni fa),appartengono ai "gruppo Neuquèn". Dal punto di vista stratigrafico il gruppo Neuquèn include i sottogruppi Rio Limay,Rion Neuquèn e Rio Colorado,costituiti tutti da formazioni continentali in cui negli ultimi anni sono stati portati alla uce numersi scheletri di dinosauri. Del sottogruppo Rio Limay fanno parte le tre formazioni di Candeleros,Huincul e Cerro Lisandro. Le prime formazioni affiorano nella località di Aguada Pichana e presentano uno dei più importanti livelli fossili con dinosauri di grande taglia. Il progetto Argendino e il Proyecto Dino hanno messo in piedi una collaborazione che ha come scopo lo studio di queste due formazioni(Candeleros e Huincul),ottenendo nuovi dati sul paleoambiente,sulla stratigrafia e sul ricambio faunistico avvenuto agli inizi del Cretaceo superiore. Questi dati sono stati integrati con le informazioni già note e,in questo modo,è stato possibile aggiornare lo scenario degli scavi. L'unità base,che corrisponde alla formazione Candeleros, risalente al Cenomaniano inferiore,è caratterizzata prevalentemente da arenarie e siltiti di tonalità marrone-rossastra. Con il passare del tempo,l'erosione di questi depositi ha portato alla luce diversi scheletri di dinosauro: il gigantesco teropode carcarodontosauridae della specie Giganotosaurus carolinii e l'agile celurosauro predatore Buitreraptor gonzalezorum; impronte di dinosauri teropodi celurosauri e carcarodontosauridi e dinosauri sauropodi erbivori cme Rebbachisaurus tessonei,il titanosauro primitivo Andesaurus delgadoi,un titanosauro derivato non ancora ufficialmente descritto e impronte appartenenti a sauropodi titanosauri. I livelli più elevati della formazione Candeleros hanno restituito una fauna di transizione composta dall'abelisauride della specie Ekrixinatosaurus novasi,un sauropode titanosauride non ancora descritto e uno scheletro parzialmente articolato di Rebbachisaurus tessonei. La formazione Huincul,che risale al tardo Cenomaniano,è caratterizzato da arenarie di tonalità verdastra e giallastra,e da grana fine e grana media,siltiti rosso scure e conglomerati. Al suo interno sono stati rinvenuti teropodi come l'abelisauride primitvo Ilokelesia aguadagrandensis e un abelisauroide ritrovato dal progetto nell'area di Aguada Pichana. I sauropodi includono il gigante titanosauride appartenente alla specie alla specie Argentinosaurus huinculensis, un altro titanosauride non ancora classificato e,sempre grazie agli scavi del progetto Argendino,i resti di un esemplare di Rebbachisaurus tessonei e di un titanosauride di taglia gigante non ancora descritto formalmente."

SOPRA Una lotta tra titani! Alcuni affamati Giganotosaurus carolinii attaccano in gruppo il gigantesco Argentinosaurus huinculensis..(illustrazione di Todd Marshall)

   Ipotesi per una storia

"Tra gli erbivori,i sauropodi rebbachisauridi,dotati di piccoli denti cilindrici dalla punta simile a uno scalpello(vedi immagine sotto),che pure di lì a poco si sarebbero estinti,continuano a essere una parte considerevole della fauna,affiancati dal gruppo in espansione dei titanosauri primitivi che potevano contare su denti più grandi e pseudoconici. Questi piazzati da nuovi gruppi di titanosauri più specializzati,che nel frattempo avevano evoluto denti cilindrici simili a quelli rinvenuti nei rebbachisauridi.Forse all'inizio i cambiamenti nella flora hanno favorito gli erbivori con i denti cilindrici,e poi quelli con i denti pseudoconici,causando il declino dei rebbachisauridi e la diffusione dei titanosauri primitivi. In seguito,un altro cambiamento avrebbe favorito di nuovo le forme con denti cilindrici,ma visto che i rebbachisauridi erano ormai estinti,sono stati i titanosauri a occupare la loro nicchia,evolvendosi in nuove forme con dentatura cilindrica. Tra i predatori,i giganteschi teropodi carcarodontosauridi(immagine sopra)sono ormai prossimi all'estinzione,mentre si affermano gli abelisauridi,carnivori rapidi e dotati di un muso relativamente corto. Mutamenti del tipo di preda e sopratutto degli ambienti e dei tereni di caccia avrebbero condizionato questo ricambio al vertice della piramide alimentare,favorendo lo stile di caccia degli abelisauridi basato sulla rapidità. Estinti i carcarodontosauridi,gli abelisauridi sarebbero divenuti i predatori dominanti dei continenti meridionali fino alla fine del Cretaceo. Questa è la storia che suggeriscono,almeno per il momento,i fossili di Neuquèn. Ma è necessario trovare ulteriori dati che la confermino,e dare risposte ai nuovi interrogativi posti dai reperti trovati fino a oggi."

Fonte: Le scienze,dicembre 2006

Rebbachisaurus:

 

Immagine in grande (autore:Marco Auditore)

http://img90.imageshack.us/img90/8505/rebbycf6.jpg

Per essere più informati:

Materiale sul progetto Argendino:

http://www.progettoargendino.it/sito%20progetto/progetto/progetto.htm

 

postato da: Italosaurus alle ore 10:10 | link | commenti
categorie: italy lab