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Scempio ai nidi fossili di Dogna?

Ricordate i nidi fossili di Dogna? Uno dei più importanti icnositi triassici in Italia(e di importanza mondiale, per la sua unicità). Scoperta divenuta oggetto di studio per ricercatori di tutto il mondo, finita sulla copertina dell'importante rivista internazionale "Palaios". Un sito che ha resistito agli sconvolgimenti geologici e climatici, fino all'intervento umano. Purtroppo, abbiamo brutte notizie. Il sito è stato irrimediabilmente danneggiato; distrutto per un terzo. Fabio Dalla Vecchia(che vorrei ringraziare per avermi segnalato la notizia) ha prontamente informato l'assessore comunale alla Cultura e la Soprintendenza, per bloccare i lavori che venivano svolti in zona. Ora, dicono che è colpa di una frana. Non ne sarei tanto sicuro e, purtroppo, non sarebbe la prima volta(in Italia). Interventi simili hanno portato alla perdità di importanti siti paleontologici, come quello nel vicino Rio Lavaz e in Val Aupa. Ecco la notizia che gira in rete:
"Nessun intervento umano, ma molto probabilmente una frana ha danneggiato il sito di nidi ficazione degli Etosauri di Dogna, risalente a 220 milioni di anni fa. Due nidi distrutti completamente, un altro danneggiato, la presenza di un cantiere forestale avevano fatto ritenere che fosse stata proprio l'opera di una ruspa a rovinare, seppur inconsapevolmente e incolpevolmente un inestimabile patrimonio culturale studiato dagli scienziati e dalle università di tutto il mondo. La Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia, ricevuta la segnalazione da parte del paleontologo Fabio Marco Dalla Vecchia del danneggiamento, si è attivata immediatamente. Una comunicazione dell'accaduto perché fossero fermati i lavori è stata inviata alla Protezione civile regionale, ma questa non ha potuto fare nulla. «Per la semplice ragione - spiega il direttore regionale, Guglielmo Berlasso - che il cantiere in questione non è nostro. E il modo di procedere che adottiamo sempre nell'allestimento dei lavori, è quello di convocare la conferenza dei servizi dalla quale possono emergere questo tipo di questioni. Nel caso di Dogna, quindi, la Protezione civile non centra nulla. C'è da dire poi che il sito non è vincolato e che a noi, in ogni caso, nessuna segnalazione sulla sua presenza e sulla sua importanza era stata fatta. La Protezione civile si occupa di prevenire situazioni a rischio per la popolazione e il territorio, ma è sempre attenta e sensibile a tutti gli aspetti culturali e ambientali presenti». Alcuni lavori di sistemazione di una frana a Chiout Zucuin, in effetti, sono stati avviati da pochi giorni dalla Direzione delle foreste (e non dalla Protezione civile come si era pensato all'inizio), ma il cantiere non riguarda direttamente la zona dei fossili , come ha stabilito un' immediata e accurata indagine dell'ufficio. I forestali, intervenuti con sensibilità e celerità, hanno escluso come "non plausibile" un intervento delle macchine del cantiere, portato all'ipotesi del franamento naturale di una pare del sito, dimostrato anche da alcune fotografie scattate da appassionati un mese fa che mostravano il danneggiamento. La Soprintendenza ha comunque comunicato l'intenzione di realizzare al più presto dei calchi dei nidi rimasti, per evitare ulteriori perdite e permettere lo studio dei fossili . Lo straordinario patrimonio paleontologico del Friuli Venezia Giulia, che ne fa una delle regioni più importanti al mondo per la concentrazione e la varietà di fossili (si va da reperti di 450 milioni di anni fa fino alle epoche più recenti senza praticamente soluzione di continuità), vive comunque in uno stato di rischio continuo. Distribuito diffusamente sul territorio, soggetto nel bene (spesso sono frane e alluvioni a svelare i fossili ) e nel male ai cambiamenti naturali, è minacciato dai molti cantieri di lavoro. Dall'altra parte è praticamente impossibile per un non specialista riconoscere, prima ancora dell'importanza scientifica, lo stesso fossile. Recentemente il Museo friulano di storia naturale di Udine, che ospita una notevole collezione di reperti rinvenuti sul territorio regionale, ha pubblicato un libro, di Fabio Marco Dalla Vecchia, nel quale sono illustrate tutti i giacimenti fossili finora conosciuti e la varietà delle specie esistenti e che costituisce un primo tentativo di censire i siti e di creare la sensibilità opportunità nell'opinione pubblica e le condizioni normative nelle istituzioni, perché vengano preservati e valorizzati (Fonte: Gazzettino.it) INFORMAZIONI SUL VOLUME"
Per la verità (come potranno notare gli stessi appassionati di geologia) non è presente la nicchi di distacco di una frana in grado di distruggere uno strato di simile spessore. Il margine della parte rimasta non ha una frattura netta e lineare ma è frantumato come per opera diun mezzo meccanico. Strano? Giudicate voi stessi(clikka per vedere le foto foto 1 & foto 2 ).
In ogni modo, credo non fosse necessario questo incidente per decidersi a realizzare i calchi dei nidi... Enti pubbliche o cause naturali(ma i siti andrebbero comunque protetti dagli evenutuali rischi)è giunto il momento di dire basta a questo scempio. Fate circolare la notizia il più possibile. Il contributo degli appassionati è fondamentale.
Sotto: ricostruzione realizzata da Andrea Morandini

