Jurassic Italia Blog
lunedì, 16 novembre 2009

GEOMITOLOGIA - Intervista a Leonardo Ambasciano

 Leonardo Ambasciano LA GEOMITOLOGIA, UN CAMPO DI RICERCA ANCORA DA ESPLORARE

Con questa intervista, ci avvicineremo agli oggetti paleontologici in maniera totalmente differente da quella abituale... Leonardo Ambasciano ci presenterà un nuovo campo di ricerca, quello geomitologico, che, non vi sono dubbi, va a integrarsi nel quadro della "Dinosaur Renaissance" italiana. L'intervista è un estratto della presentazione "100 anni di Diplodocus: un viaggio tra arte e scienza", a cui ho aggiunto una mia diapositiva d'introduzione (vedi sotto).



LEONARDO AMBASCIANO Laurea di I livello (B.A.) in Società e Culture d'Europa, specializzando (M.A.) in Scienze delle Religioni, ricercatore in Storia delle Religioni ed Antropologia, appassionato di Paleontologia e creazione fantastica letterario-poetica. 
SITO INTERNET: blog GEOMYTHOLOGICA

Buona lettura!

1- Di cosa si occupa la geomitologia, e come può trattare paleontologia e paleoarte?
-

La geomitologia è la scienza che si occupa delle relazioni tra fenomeni geologici e letteratura orale o scritta pre-scientifica. In particolare, studia le descrizioni di questi fenomeni (che possono essere terremoti, inondazioni, resti fossili, etc.) così come sono state codificate nella mitologia e nel folklore. Recentemente Adrienne Mayor ha analizzato le tradizioni delle civiltà greco-romana e delle Americhe nella ricostruzione dei fossili e nella spiegazione delle loro origini. L’autrice ha saputo mettere in luce, con chiarezza espositiva, la relazione tra i fossili di Protoceratops e il modello iconografico e mitico del grifone eurasiatico, le leggende elleniche sui giganti antropomorfi o ciclopici con la scoperta di teschi pleistocenici di elefanti in Grecia, e ha identificato un nucleo di leggende nord e mesoamericane basate o rafforzate dall’osservazione di resti fossili di pterosauri, di mosasauri e delle megafaunae pleistoceniche. Non penso risulti difficile immaginare resti fossili di dinosauri carnivori teropodi come ispiratori della figura del drago cinese ed orientale; ancora oggi ossa o denti di “drago” vengono usati nella farmacopea tradizionale cinese.

Già nel 1984 lo storico delle religioni Ioan Petru Culianu descrisse come l’arte del Medioevo e del Rinascimento – probabilmente ispirata dall’attenta osservazione di fossili – avesse saccheggiato forme da sauri corazzati e rettili alati per rendere graficamente le schiere demoniache del Cristianesimo, talvolta in modo così verosimile da precorrere scoperte scientifiche molto più tarde. L’esigenza di dare corpo alle credenze religiose e folkloriche non è altro che testimonianza della sete di “reale” avvertita dall’uomo in ogni tempo. Come ha rilevato anche Julien Ries questo “reale”, fin dai primordi dell’arte paleolitica, è sempre stato identificato nel sacro per eccellenza, cioè in quel sentimento di stupore, di meraviglia, di terrore persino, di fronte al quale l’uomo non può fare a meno di oltrepassare il confine tra fisica (“vivo”) e metafisica (“perché vivo?”). Nella sua dimensione naturale, l’animale si è imposto da sempre quale alter-ego dell’umano (pensiamo alle metamorfosi sciamaniche, agli uominilupo, ai centauri, etc.), ed è diventato cifra di un’alterità inattingibile, di un essere che non è corrispondente all’umano grado di “realtà”. A ragione la paletnologa italiana Pia Laviosa Zambotti ha scritto nel 1952 che “l’animale domina interamente la vita psicologica dell’uomo paleolitico”.

Un secondo aspetto che emerge nella relazione tra fossili e credenze religiose è quello psicologico. Purtroppo, nonostante alcuni tiepidi approcci sistematici, è questo un campo ancora in larga misura ignorato o male affrontato. Partendo da una critica ad alcuni assunti di Adrienne Mayor lo psicologo statunitense Michael Vannoy Adams, ha rilevato l’imprescindibile valore dell’autonomia creativa umana: perché è stato usato proprio quel determinato fossile per esprimere un concetto religioso? Questa relazione non deve essere perciò studiata nel limite della mera constatazione iconografica, pena il venir meno di qualunque approfondimento scientifico, ma andrebbe allargata fino a comprendere l’ambito generale, sia esso culturale, sociale o religioso.

2-  L'iconografia dei dinosauri si è evoluta nei decenni, non sempre per via della semplice integrazione di nuovi dati scientifici. Potrebbe farci un esempio legato all'influenza di fattori psicologici e sociologici, o comunque chiarirne la rilevanza nella storia della paleontologia?
-
I manuali dedicati alla storia paleontologica dei dinosauri ci raccontano che gli anni compresi tra la seconda metà degli ’70 e la prima metà degli ’80, hanno segnato una rivoluzione copernicana nel campo della paleontologia. Questa vulgata, davvero troppo sintetica, non ci dice granché della rilevanza storica del quadro cronologico di riferimento. Mi limiterò a considerare un esempio fondamentale. L’immediato retroterra storico del periodo citato – meglio conosciuto come “Dinosaur Renaissance” – vide il fiorire della controcultura giovanile, della rivoluzione dei costumi sociali che ha segnato il XX secolo. La rivalutazione del concetto scientifico di “dinosauro” si inserisce pienamente in questo background. Il 1968 in particolare, segna il capovolgimento dello status quo: i “figli” contestano e rivalutano ciò che era socialmente sottaciuto o apertamente avversato per erodere il palazzo sociale ed accademico eretto dai “padri”.

Nella paleontologia della “vecchia scuola” di stampo tardo-ottocentesco si era imposto un dogma che era riuscito a resistere, fino ad allora, a qualunque intento moderatore: i dinosauri sono rettili antichi e terribili votati inesorabilmente all’estinzione, segno e simbolo di un esperimento di egemonia rettiliana ormai superata. Il rispetto borghese dei padri, dei costumi e della società è stabilito in modo permanente e coercitivo, il rispetto delle idee promosse dall’Accademia è totalizzante. A modo loro, le persone che operavano nella paleontologia dei primi ’60 (giovani studenti e professori universitari) ricreavano su scala minore le tensioni che agitavano la società. Nella paleontologia dei vertebrati lo spartiacque epocale è il 1969: in quell’anno viene pubblicata la descrizione da parte del paleontologo statunitense John Ostrom di Deinonychus antirrhopus, un agile carnivoro di media taglia. Ricostruito graficamente dal giovane studente Robert T. Bakker, questo animale trasmetteva una carica emotiva che era il segno di un’epoca intera e che ne rappresentava lo spirito di rivolta. L’immagine del Deinonychus di Bakker, agile, scattante, ancora squamato come un rettile ma libero dalle costrizioni ideologiche che l’avrebbero voluto lento e goffo, è un’icona paradigmatica, il cui valore storico esula dalla mera constatazione artistica.



Non dimentichiamo che nello stesso anno uscì nelle sale cinematografiche “Easy Rider”. La ribellione contro i vertici dell’establishment si è riflessa così nella creazione di un nuovo paradigma scientifico che rispondeva a criteri maggiormente scientifici (pur con tutti gli eccessi iniziali) e decretava la fine dell’obsoleta concezione del dinosauro come rettile perdente e destinato all’inesorabile estinzione. Quello che a cavallo degli anni ’60 del ‘900 cambia completamente l’esito dello scontro, che sarebbe altrimenti rimasto confinato nelle aule universitarie, è il contemporaneo affermarsi della società di massa, - nella quale la notizia veniva riportata soltanto se possedeva una forte componente ensazionalistica ed emozionale. Il paradigma ha successo e in breve diventa popolare. Il dinosauro diventa così un animale attivo, a sangue caldo, intelligente, che si è imposto battendo rettili meno adattati al tempo che cambia, sviluppando l’attitudine al volo ed evolvendo nelle migliaia di specie attuali di uccelli.
Questo tipo di “dinosauro” – in cui era facile identificarsi per i giovani di allora – è stato una delle più efficaci, dinamiche e sensazionali “scoperte” della controcultura degli anni ’60, tanto da diventare ben presto un’imbattibile icona commerciale. Gli stessi paleontologi possono o meno rispondere positivamente agli stimoli di fede e di religione, ma certamente non potevano dirsi estranei alla vita sociale loro contemporanea. La paleontologia, come qualunque altra attività umana, riflette lo spirito dello studioso che vi si dedica. Come ha scritto il poeta inglese John Donne nessun uomo è un’isola, e tanto meno lo furono i creatori della rinascita dei dinosauri.

-
3- Quale valore simbolico si può attribuire alla figura dei "dinosauri" nella cultura popolare, ben rappresentati dal Diplodocus "mitologico"? Crede che il ruolo di tale figura sia stato nuovamente "rinnovato" nella società attuale?"
-
Il dinosauro, inteso come soggetto psicologico, corrisponde abbastanza bene alla versione moderna del mito draco-ofidico. Con quest’etichetta mi riferisco ll’insieme coerente della figura archetipica rettiliana nelle culture folkloriche e mitologiche, ed è in sostanza la chiave di volta per comprendere il successo scientifico, mass-mediatico e culturale della figura del “dinosauro”. Simbolo, e in quanto tale portatore delle istanze polari di bene/male, il rettile è però nell’attualità occidentale, a differenza di tante altre connotazioni storico-religiose, fondamentalmente maligno. Nella sua cattiveria byroniana è “puro”, è un antieroe per eccellenza. Spinto dalla sete di infinito, il dinosauro-rettile è in sostanza un eroe romantico, erede di un passato che seppur glorioso (ad es. i preconcetti presenti nei capitoli divulgativi degli anni ’60-’70 – ancora diffusi in titoli come “L’impero dei rettili”) è destinato ad una lenta ed inesorabile caduta dal Paradiso, ad un declino che è insito nella sua stessa natura. Questa visione è stata tramandata dalla divulgazione scarsamente attenta al progresso scientifico, e trae ancora energia dal naturale ascendente che esercita sull’infanzia. La possanza del “dinosauro”, sfruttata dai musei nella variante degli enormi scheletri di teropodi o sauropodi per motivi commerciali a scapito dei più piccoli reperti fossili, si mischia con la valutazione della figura paterna o familiare, con la percezione magica della realtà, creando una proiezione della volontà di potenza sulla materia inerte che il fossile rappresenta. Inoltre non è esente dall’eco biblico del leviatano, di un animale che è per eccellenza il “totalmente altro” che provoca lo stupore e il sentimento del sacro, ed evoca il fascino e la paura allo stesso tempo. Molti paleontologi si sono spesso sentiti in dovere di giustificare la scelta professionale e il lavoro svolto da ricercatori secondo il paradigma della “folgorazione infantile”.


 
Il Diplodocus in questo senso esemplifica in modo perfetto la storia dell’iconografia dinosauriana, dalla figura edoardiana - o post-vittoriana - del titanico ed ozioso sauropode dal lungo collo, intento a brucare foglie emergendo saltuariamente dall’acqua, ai baldanzosi maschi di “Brontosaurus” che lottano attivamente ritratti da Bakker nel 1986.

Oggigiorno i sauropodi pur restando un simbolo che rimanda ad un’idea degradante e pachidermica della realtà, allo stesso tempo, grazie all’esile collo da cigno – un richiamo agli uccelli lo troviamo nel branco di Brachiosaurus che intona canti dal primo lungometraggio di “Jurassic Park”– dichiarano apertamente guerra alle griglie razionali della scienza, e recuperano quella pienezza del regno simbolico della coincidentia oppositorum, in cui gli opposti (qui, l’enorme titano e la minuta eleganza degli Aves) si incontrano e convergono verso un unico grande centro, che è rappresentato dal multiforme archetipo del “dinosauro”.

Grazie al progresso della tecnologia, e in particolare degli effetti speciali digitali,
possiamo ben dire che il “dinosauro” oggi sia stato elevato al rango di vero e proprio modello mitologico.

Testo di approfondimento:
°
Fossil legends of the first Americans Adrienne Mayor - 2005 - 446 pagine (inglese)
°
The first fossil hunters: paleontology in Greek and Roman times Adrienne Mayor - 2001 - 384 pagine (inglese)

*se si desidera suggerire altri testi, riportatene il titolo in un vostro commento al post.
postato da: Italosaurus alle ore 18:54 | link | commenti
categorie: interviste, sito, dino italy
sabato, 07 novembre 2009

LUKAS PANZARIN La "Dinosaur Renaissance" italiana, sul fronte della PALEOARTE

La "Dinosaur Renaissance" italiana, sul fronte della PALEOARTE: Lukas Panzarin

Altro post di Andrea Cau dedicato alla paleoillustrazione d'Italia. Non vi sono dubbi sulla qualità dei lavori di uno dei suoi più giovani ed abili esponenti: Lukas Panzarin.

"Theropoda" (blog) Rinascimento Italiano, Atto Terzo: Lukas Panzarin, il Poeta dei Ceratopsi

Lukas è portabandiera della nuova paleoarte italiana. Le sue opere rivelano non solo grande abilità artistica ma, sopratutto, una profonda conoscenza scientifica del soggetto (va ricordato che Panzarin è anche massimo esperto italiano di marginocefali, uno dei più noti gruppi di dinosauri ornitischi). Ritroviamo sue tavole su importanti  riviste scientifiche (clikka qui & qui) e testi divulgativi ( tra cui "Vertebrati fossili del Friuli", di Fabio M. Dalla Vecchia, che l'artista ha interamente illustrato CLIKKA QUI), e molte attendono di essere pubblicate. Il Capellini di Bologna che, solo alcuni mesi fa, sarebbe apparso al visitatore come un museo spoglio e scarnificato,  è oggi arricchito dalla presenza di varie ricostruzioni eseguite da Panzarin (inclusa una spettacolare gigantografia nella sala di Diplodocus). Purtroppo, al momento, non vi sono sue gallery online (ne era presente una su The dinosauricon), ma è solo una questione di tempo, l'idea c'è. 

Non volendo trascurare la competenza di altri paleoartisti del panorama nostrano (non che ve ne siano molti), aggiungo al post questa serie di interviste e link:

MARCO AUDITORE
(il quale realizza ricostruzioni scheletriche di grande pregio)
"Theropoda" (blog) Intervista a Marco Auditore

LOANA RIBOLI
(finalmente UNA paleoartista! Sue pitture sono state esposte al Festival RomaArte 2009, una vera conquista per la misconosciuta paleoarte italiana) 

"Theropoda" (blog) Daspletosaurus by Loana Riboli (2009)
"La vetrina di Loana Ribolis" su "Fossili Veraci" CLIKKA QUI

Infine, desidero ricordare alcuni altri nomi: Fabio Fogliazza (immagino ricorderete le illustrazioni del libro "Dinosauri Italiani" o il famoso modellino di Scipionyx, finito tra le pagine di molte testate giornalistiche CLIKKA QUI), Matteo Bacchin (insieme al paleontologo Marco Signore, ha condotto un originale progetto editoriale, che vede i dinosauri protagonisti di colorite tavole a fumetti CLIKKA QUI) e, in ultimo, il "paleoscultore" Andrea Leanza (collabora con Simone Maganuco nella realizzazione di dettagliati modelli a grandezza naturale). Non ne abbiano a male gli illustratori scientifici che si occupano di foraminiferi, sarò comunque ben lieto di aggiungere i loro nomi a quelli elencati. 



Triceratops (di L. Panzarin) da Farke A.A., Wolff E.D.S., Tanke D.H. 2009. Evidence of Combat in Triceratops. PLoS ONE

Il termine "paleoarte" è oggi molto usato, ma anche molto ABusato (al riguardo, potrete leggerne un' analisi più dettagliata quando pubblicherò la nuova versione di "100 anni di Diplodocus: un viaggio tra scienza e arte"). Troppo spesso si trascurano le fondamenta scientifiche della paleoarte, oscurate dalle suggestioni emotive e mitologiche del "dinosauro" (termine altrettanto abusato). Ai curiosi, suggerisco di attendere il prossimo post, dedicato a tematiche geomitologiche (sarà presente un'intervista a Leonardo Ambasciano, figura che reputo perfettamente inquadrata nel contesto della "Dinosaur Renaissance" italiana).

postato da: Italosaurus alle ore 21:38 | link | commenti (1)
categorie: