Jurassic Italia Blog
venerdì, 24 aprile 2009

Icnosito triassico nel comune di Zone - Triassic Park TERZA PARTE

"Triassic Park" - orme triassiche nel comune di Zone (Brescia) TERZA PARTE

 Il comune di Zone (Brescia), che si affaccia sulla sponda orientale del Lago d’Iseo, era già noto a studiosi e appassionati di geologia per le “piramidi di terra”, spettacolari forme di erosione risalenti alla fine dell’ultima glaciazione. Una approfondita indagine paleontologica conferma ora che, a meno di due chilometri dalle piramidi, su una parete di roccia formatasi nel Triassico superiore (220 milioni di anni fa), sono conservate le orme di grandi rettili arcosauri. Varie specie di animali hanno lasciato 70 orme, quasi tutte allineate a formare almeno 5 piste (sequenze di passi). La continuità laterale della parete di roccia fa prevedere che molte altre orme giacciano ancora nascoste dalla vegetazione e dalle stratificazioni rocciose soprastanti e sottostanti.

 L’importanza della scoperta si può sintetizzare in cinque punti:
 
  1. sono le prime orme di rettili triassici trovate in Lombardia
  2. sono le orme di questo tipo e di questo periodo più grandi e meglio conservate in Italia
  3. alcune orme hanno una forma unica che suggerisce possano essere nuove per la scienza
  4. aggiungono importanti dati per la ricostruzione degli antichi ambienti dell’Italia settentrionale
  5. ci permettono di mettere in relazione rocce e fossili in varie parti del mondo, aiutandoci a comprendere  meglio l'evoluzione degli arcosauri
LA SCOPERTA
 
Le orme fossili sono conservate su una parete rocciosa molto inclinata che affiora a circa 800 metri di quota in Val Valurbes, a nord dell’abitato di Zone, e che costeggia per un breve tratto l’Antica Strada Valeriana (un sentiero lastricato costruito dai Romani per collegare Brescia alla Val Camonica). Circa 50 metri più a monte dell’affioramento si trova la cosiddetta Chiesa del Disgiolo. Per questo il luogo è frequentato da paesani ed escursionisti e le orme, seppur interpretate in vario modo, erano note da tempo agli abitanti di Zone. Tra il 2002 e il 2003 le tracce erano state segnalate da Pierino Baroni, un insegnante di Marone, allo zonese Stefano Zatti, che nel 2004 le aveva citate nel Dizionario zonese-italiano, attribuendole a “un cucciolo di dinosauro”. Il 1° gennaio 2008 Federico Vezzoli, un appassionato di geologia e storia locale residente a Pisogne, durante una escursione riconosce con certezza le tracce come orme fossili, scatta alcune fotografie e le mette online sul Portale Paleofox, avvisando contestualmente gli organi competenti. Dalla vetrina di Internet all’occhio dei paleontologi il passo è breve. Dopo un sopralluogo sul posto Cristiano Dal Sasso, del Museo di Storia Naturale di Milano, raduna un gruppo di studio composto anche da Marco Avanzini e Fabio Massimo Petti del Museo Tridentino di Scienze Naturali, Paolo Schirolli del Museo di Storia Naturale di Brescia e Umberto Nicosia dell’Università La Sapienza di Roma. I risultati delle ricerche vengono resi noti all’opinione pubblica con la conferenza stampa odierna.
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- LE TRACCE RACCONTANO -
 
Nel nuovo sito paleontologico di Zone attualmente affiorano almeno 70 orme. Quasi tutte sono allineate una davanti all'altra a formare almeno 5 successioni di passi, che i paleontologi definiscono “piste”. Queste attraversano in varie direzioni due strati di roccia quasi verticali, su una superficie complessiva di circa 50 metri quadrati. 220 milioni di anni fa questi strati erano parte di una vasta pianura fangosa solcata da fiumi che sfociavano in un basso mare tropicale. Circa 15 milioni di anni fa, quando le Alpi iniziarono a corrugarsi, gli antichi depositi ormai divenuti roccia furono sollevati e disposti in modo verticale cosi come li vediamo oggi. Le piste meglio conservate si vedono sullo strato più giovane, che affiora nella porzione destra della parete. Le due piste più grandi sono impresse nello strato sottostante e si interrompono sulla sinistra in corrispondenza di una rottura della parete. Tutte le orme sono riferibili ad animali quadrupedi, plantigradi o semi-plantigradi, lunghi dai 2 ai 6 metri. Le orme ci dicono che questi animali avevano una camminata molto stretta e piuttosto lineare, il che indica una struttura corporea con arti posizionati verticalmente sotto il corpo. Le zampe anteriori erano più piccole delle posteriori e le mani poggiavano a terra con una caratteristica rotazione rispetto ai piedi. Nelle orme meglio conservate, inoltre, si possono contare bene 5 dita sia nelle mani che nei piedi e osservare le impronte di altrettanti artigli, nonché delineare grossomodo i polpastrelli e i talloni. 
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- UN NOME PER L'ANIMALE, UN NOME PER LE SUE IMPRONTE -
 
Il settore della paleontologia che si occupa dello studio delle impronte e della loro classificazione è definito icnologia (dal greco ichnos, traccia). Una delle difficoltà principali di questa disciplina è riconoscere l’autore di una traccia; per questo motivo la classificazione delle impronte è separata da quella degli organismi che le hanno prodotte e le orme hanno nomi specifici diversi dall’animale che le ha impresse nel terreno. Il metodo che solitamente viene usato per identificare l’autore di una traccia è quello di confrontare gli scheletri di animali fossili con orme fossili della stessa età. Uno studioso di impronte, in sostanza, non si comporta in modo molto diverso dal principe della favola di Cenerentola. Una volta trovata la scarpetta (l’orma) è necessario trovare il piede giusto che la calzi (la zampa dell’animale). Il problema è che non possediamo gli scheletri di tutti gli animali che vissero nel Triassico e talvolta, anche avendo le ossa, non è facile capire che forma avessero i cuscinetti carnosi e i fasci muscolari che lasciavano la loro traccia sul terreno. Per questo motivo, per molte delle orme identificate a Zone non è stato possibile individuare con certezza l’animale corrispondente.
 
 
- IL POSSIBILE IDENTIKIT DEGLI AUTORI DELLE ORME -
 
Nel Triassico superiore le terre emerse erano dominate dagli arcosauri, un gruppo di rettili destinato ad avere grande successo nella storia della vita (che oggi continuano a prosperare in forma di coccodrilli e uccelli ). Tra di essi si distinguono due linee evolutive: quella dei crurotarsi e quella degli ornitodiri. I primi hanno dato origine ai rauisuchi e ai coccodrilli, i secondi ai dinosauri e agli pterosauri. Nei crurotarsi il piede ha una morfologia particolare e ben riconoscibile, con il quinto dito rivolto verso l’esterno. L'impronta di questo dito (il nostro mignolo) è l'indizio principale che ha portato i paleontologi a cercare gli autori delle orme tra i rappresentanti di questo gruppo. Le orme di questo tipo, definite “chiroteriane” (da Chirotherium = mano bestiale), sono tipicamente a cinque dita e ricordano in qualche modo una grande mano umana. Più precisamente le orme di Zone, con le dita corte e robuste delle quali il quinto tozzo e diretto verso l’esterno, ricordano il genere Brachychirotherium (= mano bestiale dalle dita corte). In base a confronti con orme fossili studiate in altri giacimenti europei e statunitensi siamo in grado di attribuire quelle di Zone ad almeno due specie diverse. Una è Brachychirotherium thuringiacum, che come dice il nome è tipica del Triassico superiore della Germania; la seconda è ancora in studio (vedi sotto) e potrebbe rappresentare una forma ancora sconosciuta. In ogni caso, se si esclude una dubbia traccia rinvenuta nelle dolomiti bellunesi, le orme di Zone rappresentano la prima testimonianza certa di Brachychirotherium nel Triassico superiore italiano. I rettili di Zone erano dunque degli arcosauri crurotarsi. Da un certo punto di vista, anche se non sono dinosauri, questi rettili hanno un antenato in comune con essi. In effetti sono accomunati dalla postura eretta degli arti, una struttura anatomica di successo che permise loro di fronteggiare “alla pari” i dinosauri per quasi tutto il Triassico.
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- DUE IPOTESI -
 
Prima d’ora, in Lombardia non si erano mai trovate orme fossili di arcosauri o di altri rettili mesozoici,  mentre sono note orme di anfibi e rettili più primitivi conservate nelle rocce del Collio, in Val Trompia, dunque sempre in provincia di Brescia. Per quanto riguarda i resti scheletrici, invece, la Lombardia e il confinante cantone svizzero del Ticino sono la patria di un arcosauro crurotarso della famiglia dei Rauisuchidi, uno dei gruppi a cui potrebbero appartenere gli autori delle orme di Zone. Il suo nome è ticinosuco (Ticinosuchus ferox) e possiede una struttura anatomica compatibile con quella osservata nelle impronte fossili del genere Chirotherium. In sostanza si ritiene che Ticinosuchus sia l’autore di quelle orme che sono definite Chirotherium. Per l’attribuzione delle orme chiamate Brachychirotherium, invece, esistono  due differenti ipotesi: alcuni paleontologi le riferiscono ai rauisuchi (crurotarsi carnivori), altri agli etosauri (crurotarsi erbivori dal corpo largo e coperto da placche ossee). Forse proprio il giacimento di Zone, negli studi che seguiranno, aiuterà a risolvere questo dilemma.
 
- L'ULTIMA SCOPERTA: IL GRANDE CRUROTARSO -
 
In un recente sopralluogo, ancora più accurato dei precedenti, è stata scoperta la pista più grande, precedentemente sfuggita alla vista perché le orme che la compongono sono depressioni assai poco marcate, visibili soltanto con particolari condizioni di luce. Il grande crurotarso che ha originato questa pista, conservata sul lato sinistro della parete nello strato più vecchio, possedeva un corpo piuttosto largo e probabilmente si muoveva più lentamente. Questo è testimoniato dai bassi valori dell’angolo formato da tre orme consecutive del piede. Si trattava certamente di un animale più lungo di 5 metri, con ventre e coda ben sollevati da terra, non essendo stata rinvenuta alcuna loro traccia.
 
- IL RAMO TRASCINATO E LE INCRESPATURE DELLA SABBIA -
 
Tracce evanescenti di un attimo di vita, le orme di animali che camminarono sulla terra ben 220 milioni di anni fa hanno potuto conservarsi e arrivare sino a noi grazie a una combinazione di condizioni ambientali. Al passaggio dei rettili lungo il delta di un fiume il sedimento, composto da granuli finissimi, era ancora bagnato e dunque plasmabile. Nella stagione secca le acque si sono ritirate e, prima che una nuova piena depositasse un nuovo strato, il sedimento calpestato è indurito seccando al sole. Strato dopo strato, per milioni di anni questi livelli si sono compattati fino a diventare una dura arenaria. La parete che riaffiora oggi nei pressi di Zone non ha conservato solo orme di animali ma anche altre tracce. Poco prima dell'arrivo dei rettili, la superficie più antica è stata attraversata da un oggetto che, trascinato dall'acqua, ha lasciato dietro di sè una scia rettilinea, larga circa mezzo metro e composta da decine di solchi paralleli. La spiegazione più plausibile è che si trattasse dei rami di un albero. Degli strati che ricoprivano le orme restano oggi soltanto alcune porzioni spioventi sulla parte alta della parete. Quelle superfici mostrano increspature sinuose che furono prodotte dal moto ondoso in acque basse, nelle stagioni in cui il delta dell'antico fiume triassico cresceva.
 
- Vulcani di lombardia, 220 milioni di anni fa -
 
 Arenarie di Val Sabbia è il nome della formazione geologica in cui sono contenute le orme degli arcosauri di Zone. Queste rocce, come indica la loro composizione chimica e mineralogica, si sono formate per accumulo di sabbie e ceneri vulcaniche che, insieme a ciottoli più grandi, venivano trasportate da grossi fiumi in una piana deltizia. Il clima era comunque semi-arido e caldo. Come si è detto, alcuni strati conservano indizi che permettono ai geologi di dire che i fiumi carichi di sedimenti provenivano da sud, dove si trovavano le pendici dei vulcani. La posizione stratigrafica delle Arenarie di Val Sabbia, incastonate tra formazioni rocciose già ben studiate dai geologi, ha permesso di stabilire che queste rocce si sono formate all'inizio del Triassico superiore, più precisamente nell'intervallo tra Carnico inferiore e Carnico medio, corrispondente a 220 milioni di anni fa.
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- LO STUDIO: CALCHI REALI E MODELLI VIRTUALI -
 
Nello studio delle orme di Zone è stata utilizzata una combinazione di tecniche. Ai metodi tradizionali, consistenti nel ricalcare i contorni delle orme su un telo di pvc trasparente e nell'eseguire dei calchi in silicone, sono state affiancate nuove tecnologie di rilevamento ed elaborazione dati. Grazie ella collaborazione con la Fondazione Bruno Kessler di Trento, tramite un apparecchio laser (Leica ScanStation2) è stata effettuata una scansione di tutta la superficie fossilifera che, in tempo reale, è stata acquisita su un computer portatile. Per affinare la precisione del rilievo (già elevata in quanto il margine di errore dello scanner è di soli 0.5 mm), questo modello è stato sovrapposto ad un altro ricavato con fotogrammetria digitale ad alta risoluzione. Si è così ottenuta una perfetta riproduzione virtuale tridimensionale delle orme e delle piste, che oltre ad essere salvate dall'inesorabile azione erosiva degli agenti atmosferici in un archivio digitale possono essere studiate in modo più accurato. Per esempio, le orme poco marcate si possono ombreggiare, colorare e approfondire artificialmente, rendendo visibili particolari anatomici altrimenti sfuggenti e permettendo misurazioni più precise. La condivisibilità in rete dei modelli 3D favorisce, inoltre, la comunicazione tra i diversi ricercatori. Le orme possono essere addirittura inviate ad un stampante 3D che le scolpisce in un blocco di poliuretano come se fossero repliche tridimensionali identiche. A Zone la tecnologia laser è stata fondamentale in quanto la forte inclinazione degli strati rocciosi avrebbe reso quasi impossibile e molto dispendiosa, sia in termini di tempo che di denaro, la realizzazione di un calco di tutta la superficie fossilifera con tecniche convenzionali.
 
LA SCOPERTA IN NUMERI
 
50        in metri quadri, le dimensioni della parete di roccia su cui sono impresse le orme
70        le orme scoperte
5          le “piste” o camminate rilevate
18        numero di orme che compongono la pista più lunga
5          il numero delle dita, sia nei piedi che nelle mani
35        in centimetri, la lunghezza media del piede dell’animale più grande
92        in centimetri, la lunghezza del passo dell’animale più grande

GRUPPO DI RICERCA SULLE ORME DI ZONE
 
Coordinamento generale
Cristiano Dal Sasso                   Museo di Storia Naturale di Milano
 
Paleontologi e geologi
Marco Avanzini                        Museo Tridentino di Scienze Naturali, Trento
Massimo Bernardi                   Museo Tridentino di Scienze Naturali, Trento
Cristiano Dal Sasso                Museo di Storia Naturale di Milano
Paolo Ferretti                           Museo Tridentino di Scienze Naturali, Trento
Umberto Nicosia                      Università degli Studi di Roma “La Sapienza”
Fabio Massimo Petti                Museo Tridentino di Scienze Naturali, Trento
Paolo Schirolli                          Museo di Storia Naturale di Brescia
 
Rilevamento laser, fotogrammetria ed elaborazione dati
Stefano Girardi                         Fondazione Bruno Kessler, Trento
Fabio Remondino                      Fondazione Bruno Kessler, Trento
 
Assistenza logistica sul sito
Federico Vezzoli, Fabrizio Canobbio,Fabio Fenaroli, Stefano Zatti
 
Documentazione foto-video
Massimo Bernardi                    Museo Tridentino di Scienze Naturali, Trento
Paolo Ferretti                           Museo Tridentino di Scienze Naturali, Trento
 
Ricostruzioni e illustrazioni paleoartistiche
Lukas Panzarin                        Paleoartista e disegnatore scientifico
Davide Bonadonna                   Paleoartista e disegnatore scientifico
 
Comunicazione e rapporti con la stampa
Ilaria Vinassa de Regny                        Museo di Storia Naturale di Milano
 
Soprintendenza competente
Umberto Spigo                         Soprintendente Capo, Soprintendenza Archeologica della Lombardia
Raffaella Poggiani Keller          Funzionario Responsabile per la Provincia di Brescia, età pre-protostorica
 
Si ringraziano:
·         Federico Vezzoli, Stefano Zatti e Pierino Baroni (scopritori delle orme)
·         Pio Marchetti (Sindaco di Zone)
·         Simone Maganuco (Museo di Storia Naturale di Milano)
·         Nicosa Cosanni ( Paleofox )
·         L’amministrazione del Comune di Zone
·         Cristian Buzio (DZ Models)
·         Andrea Leanza

Fonte: Museo Tridentino di Scienze Naturali 

postato da: Italosaurus alle ore 22:54 | link | commenti
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domenica, 19 aprile 2009

Ripresi gli studi alla cava dei dinosauri (Altamura)

Ripresi gli studi alla cava dei dinosauri di Altamura

   

La Murgia si conferma una pagina di storia antica a cielo aperto. Negli scorsi giorni un'equipe di studiosi di Ferrara ha effettuato dei rilievi con il georadar sulla roccia affiorante nella cava delle orme dei dinosauri.

"Con la scoperta delle orme di dinosauri ad Altamura il territorio murgiano si è rivelato per studiosi e scienziati uno straordinario libro aperto sulla paleogeografia dell'area mediterranea. Come affermano i paleontologi e gli ichnologi (studiosi di impronte) la scoperta della cava in contrada Pontrelli ad Altamura è la più importante e meglio conservata in Italia ed in Europa. Gli studi hanno accertato che sono presenti circa 25.000 o 30.000 impronte del Cretacico, precisamente del Santoniano, collocabili tra gli 83,5 e gli 85,8 milioni di anni fa. Un giacimento enorme. Sulla paleosuperficie sono presenti prevalentemente impronte di dinosauri erbivori "Ornitopodi", con orme tridattili, a tre dita. E per questa ragione il sito è inserito nella lista di pre-candidature dell'Unesco, l'organizzazione dell'Onu che tutela il patrimonio dell'umanità.

Quest'anno ricorrono i dieci anni della scoperta. Però è chiusa al pubblico e non è fruibile. Anche gli studi sono interrotti. E le orme sono esposte alle intemperie atmosferiche. E' quindi una novità che in questi giorni dei geologi di una società di Ferrara, autorizzati dalla Soprintendenza ai beni archeologici della Puglia e sotto la supervisione del Museo archeologico, stiano effettuando degli studi sulle applicazioni del georadar. Le attività non riguardano la paleosuperficie bensì la roccia per studiarne i minerali e le stratigrafie attraverso le ultime tecnologie disponibili. Le orme non saranno toccate né sono previsti dei prelievi di roccia. In pratica è un test per gli ultimi ritrovati della tecnologia in questa materia."

Fonte: Notizie Online

postato da: Italosaurus alle ore 11:03 | link | commenti
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giovedì, 16 aprile 2009

Lavini di Marco: passeggiata naturalistica, sulle tracce dei dinosauri

Lavini di Marco: passeggiata naturalistica, sulle tracce dei dinosauri

Le piste dei dinosauri dei Lavini di Marco
passeggiata naturalistica
 
sabato 18 aprile 2009, ore 14.00
 
 
Sabato 18 aprile 2009 alle ore 14.00, la Società di Scienze Naturali del Trentino propone l'escursione naturalistica alla scoperta delle piste dei dinosauri dei Lavini di Marco (Rovereto). La passeggiata è svolta in stretta collaborazione con il Museo Civico di Rovereto.
 
Dall'Ossario di Castel Dante (1936) in località Lizzana prende avvio la suggestiva Strada degli Artiglieri (una serie di lapidi a ricordo delle 102 medaglie d'oro di artiglieri italiani che persero la vita nella Prima Guerra Mondiale) che porta al Parco dei dinosauri dei Lavini di Marco.  Qui nel 1991 vennero casualmente rinvenute diverse piste fossili di dinosauri erbivori e carnivoriche, nel Giurassico - circa duecento milioni di anni fa -  "calpestarono" la battigia del mare che allora ricopriva l'area del basso trentino. Lo stesso Dante rimase colpito dall'aspetto "lunare" di questo paesaggio, che citò nella Divina Commedia come: "Qual è quella ruina che nel fianco di qua da Trento l'Adice percosse, o per tremoto o per sostegno manco, che da cima del monte, onde si mosse, al piano è sì la roccia discoscesa, ch'alcuna via darebbe a chi sù fosse".
Le centinaia di orme di dinosauri, impresse nelle rocce della Formazione dei Calcari Grigi e portate alla luce dalle diverse frane, rappresentano oggi uno dei più importanti siti paleontologici europei.
 
Gli aspetti naturalistici saranno illustrati dalla dott.ssa Franca Giapponi.
 
Programma
ore 14.00: primo ritrovo in Piazzale Sanseverino (Trento). Partenza con mezzi propri per Rovereto.
ore 14.30: secondo ritrovo presso l'Ossario di Castel Dante di Rovereto; imbocco strada statale presso Lizzana (località a Rovereto sud) poco prima del centro commerciale Rover Center (seguire le indicazioni "orme dei dinosauri").
ore 14.45: arrivo presso la Baita degli Alpini. Parcheggio ed inizio escursione
ore 18.00: rientro al parcheggio e partenza per Trento.
 
Note
- non è richiesta l'iscrizione alla passeggiata
- attrezzatura consigliata: abbigliamento adeguato al tipo di escursione (scarponcini da trekking, ecc.)
- la passeggiata sarà annullata in caso di pioggia

 

postato da: Italosaurus alle ore 21:02 | link | commenti
categorie: musei e siti
domenica, 12 aprile 2009

Udine- Ciclo di proiezioni dedicate a dinosauri e pterosauri

Il Museo Friulano di Storia Naturale di Udine, in collaborazione con il National Geographic Channel, organizza l’undicesimo ciclo di proiezioni dedicate alla ricerca paleontologicaPresenteranno l'incontro Fabio Marco Dalla Vecchia e Giuseppe Muscio del Museo Friulano di Storia Naturale.  Si tratta di una trilogia che ha in comune non solo il tema trattato - i dinosauri e il mondo mesozoico - ma anche la realizzazione altamente tecnologica dei filmati nei quali sono ampiamente utilizzati effetti speciali realizzati grazie  ll’utilizzo della computer grafica.

L’iniziativa “
Archeomovies” si inserisce nell’ambito delle attività previste per la XI Settimana della Cultura indetta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali  dal 18 al 26 aprile 2009. 

Ingresso libero, posti limitati

Info:
Museo Friulano di Storia Naturale
via Marangoni nn. 39 e 4133100 Udine
orari degli uffici: da lunedì a venerdì dalle 8.45 alle 12.15, lunedì, martedì e giovedì dalle 15.15 alle 16.45
tel. 0432/584711 - fax. 0432/584721
email: mfsn@comune.udine.it

Martedì 14 aprile,  alle ore 17.30, alla sala Minerva del Cinema Visionario, sarà proiettato il filmato, prodotto dal National Geographic Television,  "Autopsia di un dinosauro",  USA 2007, della durata di 57’.

Giovedì 16 aprile,  alle ore 17.30, alla sala Minerva del Cinema Visionario, sarà proiettato il filmato, prodotto dal National Geographic Television,  " Il cimitero dei dinosauri",  USA 2007, della durata di 54’.

Martedì 21 aprile,  alle ore 17.30, alla sala Minerva del Cinema Visionario, sarà proiettato il filmato, prodotto dal National Geographic Television,  " Mostri con le ali",  USA 2005, della durata di 47’.

Clikka QUI- VOLANTINO

Ringrazio Fabio Marco Dalla Vecchia per la segnalazione.

postato da: Italosaurus alle ore 14:32 | link | commenti
categorie: musei e siti

Buona Pasqua

postato da: Italosaurus alle ore 13:20 | link | commenti
categorie: sito