SCOPRI L'ANTICA ITALIA -Fossili, paleontologia e dinosauri ITALIANI - Per rivolgere domande, commenti, opinioni, critiche, proposte, per divenire collaboratori, inviare materiale o segnalare nuovi ritrovamenti inviate un messaggio a questo indirizzo fabiomanucci@alice.it o scriveteci sul guestbook

A Zorzone, il cimitero degli Ursus spelaeus

" Paganoni: Nelle grotte andavano a partorire 33mila anni fa - OLTRE IL COLLE - L’orso sulle nostre montagne c’è sempre stato. Fin dai tempi più antichi. Lo dimostra uno straordinario ritrovamento che risale all’inizio degli anni ’90: in una grotta di Zorzone, una località sopra Oltre il colle, nel 1986, sono stati ritrovati dei crani di Ursus spelaeus,unorso preistorico che si è estinto alla fine delle glaciazioni. Le ossa fossili, raccolte e studiate da Anna Paganoni, direttrice dell’istituto di Geologia e Paleontologia del museo di Scienze naturaliCaffi di Città Alta e dal suo staff, risalgono a 33 mila anni fa. «Abbiamo raccolto i denti di una sessantina di Orsus spelaeus nella grotta di Zorzone, ma abbiamo stimato un giacimento di circa 200 esemplari. Un mese all’anno, in estate, per dieci anni, abbiamo scavato per recuperare questi preziosi reperti, che poi venivano portati al museo, puliti, classificati e studiati.
Un’impresa molto difficile, considerando il fatto che ossa così vecchie e conservate in un ambiente di grotta tanto umido, hanno bisogno di tempo per poter essere portate all’asciutto, altrimenti rischiano di sgretolarsi. La scoperta fatta analizzando le ossa è stata una sorpresa: la grotta di Zorzone era utilizzata come nursery. Le orse ci andavano a partorire i loro cuccioli e vi trascorrevano il periodo di letargo: Infatti abbiamo trovato solo ossa di orse adulte e di piccoli dagli zero ai tre anni, epoca in cui terminano lo svezzamento.
Anche perché i maschi,come avviene con i leoni, si avvicinano al gruppo solo nel periodo dell’accoppiamento, poi trascorrono la vita in solitudine. A far morire tutti quegli esemplari, giovani e adulti, è stata una frana improvvisa, come precisa la dottoressa Paganoni. Ma ossa di orso sono state trovate anche in altre grotte della provincia: Al Bus di Trì Fradèi a Zorzone, nella Grotta delle Ossa di Zandobbio e al Buco di Valtresa nei pressi di Zogno. L’Ursus spelaeus raggiungeva dimensioni davvero ragguardevoli: i maschi adulti potevano raggiungere i tre metri ed un peso superiore ai 600 chili. Oltre all’orso, sulle nostre montagne sono stati ritrovati tantissimi resti di animali preistorici, vissuti all’epoca del Quaternario. La direttrice dell’istituto di Geologia e Paleontologia lo conferma: «I più straordinari sono il leone delle caverne, i rinoceronti e gli elefanti di varie taglie e specie, come i grandissimi elefanti meridionali della Valle Gandino o i mammut di Bergamo (Petosino) e molte decine di altre specie di vertebrati, invertebrati e vegetali che documentano climi,fauna e flora inaspettati per il nostro territorio"
Ovviamente più arretriamo nel tempo - per ora stiamo parlando di epoche risalenti al massimo a un milione di anni fa - più i reperti sono rari ed insoliti. Non dimentichiamo che il nostro territorio è luogo di scoperte clamorose per quanto riguarda alcune tappe dell’evoluzione, come i rettili volanti, i progenitori delle aragoste, i primi pesci ossei ."
Fonte: Val Brembana News

Alto Adige, 240 milioni di anni fa
" Nelle Dolomiti di Braies sono diffuse caratteristiche rocce di originario ambiente torrentizio-fluviale che conservano numerose impronte di rettili note fino dagli anni '20 del secolo scorso. Nel 1926 infatti Othenio Abel, studiò alcune di queste tracce, trovate da Julius Pia nella zona del Piz da Peres e istituì la nuova specie Rhynchosauroides tirolicus (Abel, 1926). In seguito, ricerche sulla geologia delle stesse zone, intraprese alla fine degli anni '60, portarono Rainer Brandner (Università di Innsbruck) a scoprirvi un consistente numero di orme di rettili simili a lucertole attribuite alla specie Rhynchosauroides tirolicus e orme lasciate da rettili arcosauri di medie dimensioni determinati come Chirotherium cf. C. rex e Brachychirotherium aff. B. parvum (Brandner, 1973).
Le ricerche condotte in questi ultimi anni nelle Alpi centro-orientali hanno portato alla scoperta di faune simili nei sedimenti anisici di molte altre località. Ora conosciamo associazioni di impronte nelle rocce del Gruppo dello Sciliar, del Monte Cernera, a Livinallongo ed in Val Fiorentina. Recenti rinvenimenti attestano la presenza di orme di questi rettili anche negli affioramenti della Valle dell'Adige (Bolzano), dell'alta Valle di Non (Trento), dei dintorni di Trento e di Recoaro (Vicenza). Nella scorsa estate, su indicazione di Michael Wachtler, ricercatore di San Candido, i Musei di Scienze naturali di Trento e Bolzano in collaborazione col servizio Parchi Naturali dell'Alto Adige hanno condotto nuove ricerche nell'area del Piz da Peres.
Il materiale paleontologico recuperato è attualmente in studio. Si tratta per la maggior parte, come avevano già notato Abel e Brandner, di orme di rettili simili a lucertole. Questi animali dovevano assomigliare molto alle attuali iguane. In numero minore sono le tracce attribuibili a rettili arcosauri simili agli attuali coccodrilli, anch'essi ben conosciuti nei siti delle Dolomiti. Tra di esse, alcune grandi orme mostrano caratteri peculiari. Potrebbero forse appartenere ad un gruppo di arcosauri ancora sconosciuto per il quale si rendono necessari ulteriori studi e confronti con analoghi reperti a livello europeo."
Fonte: comunicazione del Museo Tridentino di Scienze Naturali

Tutti parlano di "Sandrone"
"Non è una scoperta di questi giorni ma del 1958, a Buccinello una frazione di Scansano in una miniera di lignite due minatori trovarono uno scheletro completo di Oreopithecus bambolii che oggi si trova al Museo di Paleontologia di Firenze.Questo primate antropomorfo di un metro e 10 che camminava bipede cibandosi di vegetali venne soprannominato “Sandrone” e sarà, a partire dall’11 settembre, protagonista di un convegno internazionale che si terrà presso l’accademia dei Fisiocritici di Siena e il giorno seguente al museo di Storia Naturale della Maremma di Grosseto... "Era un animale davvero unico e la sua parentela con i primati è ancora oggetto di discussione", osserva Lorenzo Rook, del dipartimento di Scienze della Terra dell'università di Firenze, che si è dedicato allo studio e alla ricostruzione di questo primate. Nonostante sia stato scoperto 50 anni fa, finora dell'oreopiteco si sapeva davvero molto poco. "Solo ora - osserva Rook - è chiaro che non è imparentato con i nostri più diretti antenati ma è uno degli ultimi rappresentanti di un ampio gruppo di scimmie antropomorfe che nel Miocene superiore erano diffuse in Europa e Asia". Tuttavia la somiglianza con il diretto antenato dell'uomo, l'Australopiteco, "ne fanno una specie chiave per comprendere le fasi più antiche della nostra evoluzione".


"Jurassic Truffa"
La saga di Besano continua:
FONTE: Varese News