SCOPRI L'ANTICA ITALIA -Fossili, paleontologia e dinosauri ITALIANI - Per rivolgere domande, commenti, opinioni, critiche, proposte, per divenire collaboratori, inviare materiale o segnalare nuovi ritrovamenti inviate un messaggio a questo indirizzo fabiomanucci@alice.it o scriveteci sul guestbook

Ringrazio Simone Casati per avermi segnalato il loro documentario:
CANALE 914 SKY
TELETIRRENO
lunedì 1 settembre ore 20.30
"UNA SIRENA A SCANDICCI"


L'estinzione dei temi...
A Dunarobba, nuovo incontro/dibattito sull'ormai straclassico tema ""L'estinzione dei dinosauri"...
"Estinzione dei dinosauri - Teorie a confronto" è il titolo dell'incontro in programma venerdì 22 agosto, alle ore 21, presso il Centro di Paleontologia Vegetale della Foresta Fossile di Dunarobba. Arnaldo Duranti, dell'Associazione Astronomica Antares di Foligno, ed Enrico Squazzini, della Società Cooperativa Kairos, affronteranno l'appassionante e controverso tema dell'estinzione dei dinosauri, sviluppando e analizzando sia gli aspetti astronomici sia quelli ambientali. L'appuntamento, a ingresso gratuito, rientra nell'articolato programma di "Estate alla Foresta Fossile di Dunarobba", che comprende cene, visite guidate in notturna, serate astronomiche e conferenze. Gli eventi serali, che si concluderanno a settembre, sono organizzati dalla Società Cooperativa Kairos con il patrocinio del Comune di Avigliano Umbro e in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica dell'Umbria e con l'Associazione Astronomica Antares di Foligno.

I fossili di Besano, abbandonati in una baracca

A voi il giudizio :
"BESANO Fossili abbandonati senza alcuna protezione, incustoditi e a portata di chiunque voglia appropriarsene. Oltre a scavi senza alcuna difesa dalle intrusioni. È questo il triste scenario che appare al Sasso Caldo: località considerata tempio nostrano della paleontologia, sulle pendici dell’Orsa - Pravello, versante italiano del San Giorgio. Una vetrina preoccupante per un sito che aspira al riconoscimento Unesco di «Patrimonio dell’Umanità». Qualcosa di difficilmente immaginabile per i profani che vedono della paleontologia e nell’arte della ricerca dei fossili scienze esatte, che non ammettono errori e approssimazioni: eppure è sufficiente camminare fino al Sasso Caldo, seguendo le strade carrabili che salgono da Besano o Porto Ceresio, per accorgersi che qualcosa non va. Nello stesso sito dove nel 1993, durante una campagna di scavo condotta dal Museo civico di Storia naturale di Milano è stato scoperto un esemplare unico di ittiosauro lungo 6 metri, denominato Besanosaurus, ora è tutto fermo. Solo una baracca di lamiera senza finestre, ormai divelte e gettate a terra, sembra custodire ancora qualche tesoro. Per notare i reperti abbandonati confusamente sulle tavole di legno basta infilarci gli occhi: quasi fossero attrezzi da lavoro, gli stessi con cui condividono l’angusto spazio. A qualunque malintenzionato sarebbe sufficiente allungare la mano per intascarsi, con una facilità disarmante, quelli che aspirano a essere «Patrimoni dell’Umanità». Reperti di assoluto valore che potrebbero far gola a più di un collezionista o semplicemente finire preda di qualche vandalo capitato nei boschi.

"Non ne sapevo nulla. Ma appena ho appreso la notizia mi sono mobilitato. Nei prossimi giorni effettueremo un sopralluogo, anche se la questione non è di nostra competenza, per valutare la situazione e la sicurezza dei fossili". È una prima presa di posizione quella del sindaco di Besano, Salvatore Merlino: qualcosa si muove, insomma, dopo la nostra denuncia sullo stato di pericoloso abbandono di alcuni reperti che sembrano proprio essere fossili, nei pressi del Sasso Caldo.Lo scenario, del resto, lascia davvero poco spazio all’immaginazione: qui, dove nel 1993 è stato scoperto un esemplare unico di ittiosauro di 6 metri di lunghezza, denominato Besanosaurus, ora è tutto fermo. Una baracca di lamiera senza alcun sistema di sicurezza, i reperti sono abbandonati alla portata di chiunque voglia intascarsi con una facilità disarmante quelli che aspirano a diventare «Patrimonio dell’Umanità». «La situazione al Sasso Caldo è effettivamente, dal punto di vista visivo, in stato di abbandono - ammette Giorgio Teruzzi, responsabile della sezione di Paleontologia del Museo civico di Storia naturale di Milano e direttore scientifico degli scavi besanesi, interrotti da circa due anni - Il vero problema è la mancanza di fondi che ci ha spinto a sospendere gli scavi. Certo, l’immagine che ne deriva non è delle migliori ma all’interno della baracca non ci sono reperti di valore scientifico così elevato: quanto c’era di importante è già stato portato via ed è ora conservato al Museo». Parole che però si scontrano con opinioni divergenti: quelle, cioè, che individuano poggiato su delle semplici assi di legno un reperto che a un primo esame visivo appare come un reperto fossile di parte di un Colobodus, pesce del Triassico medio, base dell’era Mesozoica, su un blocco di dolomia. Tesoro scientifico che affiora solo parzialmente in attesa di una preparazione tecnica che lo porti completamente alla luce. Certo è che, mettendo da parte le disquisizioni paleontologiche, quello che stride è soprattutto l’innegabile assenza di protezione di tutto il sito fossilifero: con gli strati scavati visibili e altri che potrebbero racchiudere nuovi «tesori» lasciati senza alcun riparo. Nemmeno una semplice recinzione. «Sul versante ticinese del San Giorgio - precisa Rudolf Stockar, conservatore del Museo cantonale di storia naturale di Lugano e responsabile dell’unica campagna di scavi attualmente in corso - gli scavi sospesi vengono coperti con dei teloni specifici che ne garantiscono il riparo dalle intemperie e recintati per tutto il loro perimetro. Circostanza che si rende necessaria per evitare intrusioni e incidenti come prevede la legge. I fossili, poi, dopo essere stati imballati, partono immediatamente verso il Museo». Procedura che non sembra essere stata seguita fedelmente al Sasso Caldo. Per ora, infatti, nessuna tutela separa i profani e passanti da una porzione dello «scrigno» da anni in corsa per vedersi riconosciuto il ruolo che tutti gli esperti sostengono necessario, quello di «Patrimonio dell’Umanità» dell’Unesco."
FONTE: La Provincia di Varese

A Bologna, Congresso Internazionale di Paleobiogeografia 2009!

Il museo paleontologico bolognese organizza per il prossimo settembre un congresso d'importanza internazionale, a cui parteciperanno vari importanti studiosi stranieri. L'incontro è dedicato alla paleobiogeografia dei vertebrati, un tema di grande interesse. In occasione dell'evento, lo scheletro di Diplodocus è stato restaurato e rimontato secondo le più moderne conoscenze anatomiche(finalmente la coda è per aria!), nella sala più suggestiva del museo. Il mese scorso, ho incontrato personalmente e intervistato(intervista video) Federico Fanti, un giovane paleontologo, dottorando dell'Università di Bologna(ora tornato al Tyrrell Museum canadese, dove lavora assieme al noto Phil Currie). A presto!
"Vertebrate palaeobogeography across Tethys, Mesogea, and the Mediterranean Sea"
28-29 September 2009. Museo Geologico Giovanni Capellini
BOLOGNA
VIA ZAMBONI, 63A.
TEL. 051/354555-354520.

Udine: 500000 anni fa
Mercoledì 6 agosto a Udine, nell'ambito delle iniziative di contorno alla mostra "La scimmia nuda", si parlerà di paleoantropologia italiana ed europea raccontando la storia dell' Uomo di Visogliano che abitata il Friuli Venezia Giulia nel Pleistocene.
