Jurassic Italia Blog
mercoledì, 23 luglio 2008

News- Dogna: scempio ai nidi di etosauro?

Scempio ai nidi fossili di Dogna?

Ricordate i nidi fossili di Dogna? Uno dei più importanti icnositi triassici in Italia(e di importanza mondiale, per la sua unicità). Scoperta divenuta oggetto di studio per ricercatori di tutto il mondo, finita sulla copertina dell'importante rivista internazionale "Palaios". Un sito che ha resistito agli sconvolgimenti geologici e climatici, fino all'intervento umano. Purtroppo, abbiamo brutte notizie. Il sito è stato irrimediabilmente danneggiato; distrutto per un terzo. Fabio Dalla Vecchia(che vorrei ringraziare per avermi segnalato la notizia) ha prontamente informato l'assessore comunale alla Cultura e la Soprintendenza, per bloccare i lavori che venivano svolti in zona. Ora, dicono che è colpa di una frana. Non ne sarei tanto sicuro e, purtroppo, non sarebbe la prima volta(in Italia). Interventi simili hanno portato alla perdità di importanti siti paleontologici, come quello nel vicino Rio Lavaz e in Val Aupa. Ecco la notizia che gira in rete:

"Nessun intervento umano, ma molto probabilmente una frana ha danneggiato il sito di nidi ficazione degli Etosauri di Dogna, risalente a 220 milioni di anni fa. Due nidi distrutti completamente, un altro danneggiato, la presenza di un cantiere forestale avevano fatto ritenere che fosse stata proprio l'opera di una ruspa a rovinare, seppur inconsapevolmente e incolpevolmente un inestimabile patrimonio culturale studiato dagli scienziati e dalle università di tutto il mondo. La Soprintendenza del Friuli Venezia Giulia, ricevuta la segnalazione da parte del paleontologo Fabio Marco Dalla Vecchia del danneggiamento, si è attivata immediatamente. Una comunicazione dell'accaduto perché fossero fermati i lavori è stata inviata alla Protezione civile regionale, ma questa non ha potuto fare nulla. «Per la semplice ragione - spiega il direttore regionale, Guglielmo Berlasso - che il cantiere in questione non è nostro. E il modo di procedere che adottiamo sempre nell'allestimento dei lavori, è quello di convocare la conferenza dei servizi dalla quale possono emergere questo tipo di questioni. Nel caso di Dogna, quindi, la Protezione civile non centra nulla. C'è da dire poi che il sito non è vincolato e che a noi, in ogni caso, nessuna segnalazione sulla sua presenza e sulla sua importanza era stata fatta. La Protezione civile si occupa di prevenire situazioni a rischio per la popolazione e il territorio, ma è sempre attenta e sensibile a tutti gli aspetti culturali e ambientali presenti». Alcuni lavori di sistemazione di una frana a Chiout Zucuin, in effetti, sono stati avviati da pochi giorni dalla Direzione delle foreste (e non dalla Protezione civile come si era pensato all'inizio), ma il cantiere non riguarda direttamente la zona dei fossili , come ha stabilito un' immediata e accurata indagine dell'ufficio. I forestali, intervenuti con sensibilità e celerità, hanno escluso come "non plausibile" un intervento delle macchine del cantiere, portato all'ipotesi del franamento naturale di una pare del sito, dimostrato anche da alcune fotografie scattate da appassionati un mese fa che mostravano il danneggiamento. La Soprintendenza ha comunque comunicato l'intenzione di realizzare al più presto dei calchi dei nidi rimasti, per evitare ulteriori perdite e permettere lo studio dei fossili . Lo straordinario patrimonio paleontologico del Friuli Venezia Giulia, che ne fa una delle regioni più importanti al mondo per la concentrazione e la varietà di fossili (si va da reperti di 450 milioni di anni fa fino alle epoche più recenti senza praticamente soluzione di continuità), vive comunque in uno stato di rischio continuo. Distribuito diffusamente sul territorio, soggetto nel bene (spesso sono frane e alluvioni a svelare i fossili ) e nel male ai cambiamenti naturali, è minacciato dai molti cantieri di lavoro. Dall'altra parte è praticamente impossibile per un non specialista riconoscere, prima ancora dell'importanza scientifica, lo stesso fossile. Recentemente il Museo friulano di storia naturale di Udine, che ospita una notevole collezione di reperti rinvenuti sul territorio regionale, ha pubblicato un libro, di Fabio Marco Dalla Vecchia, nel quale sono illustrate tutti i giacimenti fossili finora conosciuti e la varietà delle specie esistenti e che costituisce un primo tentativo di censire i siti e di creare la sensibilità opportunità nell'opinione pubblica e le condizioni normative nelle istituzioni, perché vengano preservati e valorizzati (Fonte: Gazzettino.it) INFORMAZIONI SUL VOLUME"  

Per la verità (come potranno notare gli stessi appassionati di geologia) non è presente la nicchi di distacco di una frana in grado di distruggere uno strato di simile spessore. Il margine della parte rimasta non ha una frattura netta e lineare ma è frantumato come per opera diun mezzo meccanico. Strano? Giudicate voi stessi(clikka per vedere le foto foto 1 &  foto 2 ).

In ogni modo, credo non fosse necessario questo incidente per decidersi a realizzare i calchi dei nidi... Enti pubbliche o cause naturali(ma i siti andrebbero comunque protetti dagli evenutuali rischi)è giunto il momento di dire basta a questo scempio. Fate circolare la notizia il più possibile. Il contributo degli appassionati è fondamentale.

Sotto: ricostruzione realizzata da Andrea Morandini

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lunedì, 21 luglio 2008

News - Neanderthal nostri antenati? Ma quando mai?

Studio italiano sul DNA mitocondriale dei Neanderthal

Uno studio italiano dimostra che l'uomo di Neanderthal non ha contribuito alla costituzione del patrimonio genetico della nostra specie: una nuova ed importante conferma che non si tratta di un nostro antenato, bensì di una specie estinta che non ha lasciato discendenti. Non che questa sia una novità^^

" Ormai non ci sono più dubbi e anche i più scettici dovranno ricredersi: l'uomo di Neandertal (Homo neanderthalensis) e l'uomo di Cro-Magnon (Homo sapiens) non si sono mai incrociati e non hanno dato origine a ibiridi. Insomma nel nostro corpo non scorre sangue neanderthaliano, come alcuni studiosi hanno proposto con insistenza negli ultimi decenni. La conferma arriva da uno studio tutto italiano, guidato da David Caramelli dell'Università di Firenze e Guido Barbujani dell'Università di Ferrara. Il team ha sequenziato e analizzato il DNA mitocondriale (mtDNA) estratto da resti di uomo di Cro-Magnon, risalenti a circa 28.000 anni e rinvenuti nei pressi delle grotte di Paglicci, nell'attuale Parco Nazionale del Gargano. L'analisi, dopo aver verificato che i campioni fossili non erano stati contaminati da materiale genetico di nessun ricercatore con cui erano entrati in contatto, ha evidenziato che non esistono differenze significative tra il DNA dell'uomo di Cro-Magnon e quello delle attuali popolazioni umane, mostrando invece di aver ben poco in comune con quello degli uomini di Neanderthal. Questi risultati, pubblicati sulla rivista ad accesso libero PLoS One, ha definitivamente scartato la teoria dell'origine multiregionale della nostra specie, già poco accreditata presso la comunità scientifica, ma tutt'ora proposta da alcuni studiosi. Questa teoria sostiene che l'uomo moderno si sia originato in diverse regioni della Terra, a partire da differenti popolazioni, e che l'Homo neanderthalensis avrebbe in parte contribuito a costituire il pool genico della nostra specie. Viene al contrario confermata la teoria dell'"Out of Africa", che sostiene che l'uomo anatomicamente moderno sia comparso in Africa per poi migrare e colonizzare nell'arco di poche decine di migliaia di anni l'intero pianeta. In questo modello, gli uomini di Cro-Magnon e gli uomini di Neanderthal costituiscono due specie affini, che entrarono in contatto in Europa per un periodo compreso tra 1.000 e 10.000 anni, fino alla completa estinzione di questi ultimi, datata circa 30.000 anni fa. I neanderthal si estinsero dunque senza lasciare discendenti e non possono in alcun modo essere considerati come nostri antenati." Caramelli et al. A 28,000 Years Old Cro-Magnon mtDNA Sequence Differs from All Potentially Contaminating Modern Sequences. PLoS One, 2008; 3 (7): e2700 DOI: 10.1371/journal.pone.0002700

Fonte: Pikaia

postato da: Italosaurus alle ore 17:36 | link | commenti
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giovedì, 17 luglio 2008

News - La Valle pugliese dei dinosauri? A Dunarobba vanno meglio

La Valle pugliese dei dinosauri? A Dunarobba vanno meglio

Forse, quando si decideranno a realizzare un adeguato Parco Paleontologico per ritrovamenti così sensazionali, dico forse, le cose andranno meglio. Ormai gli anni che sono trascorsi...si contano sulla scala geologica. E sarebbe comunque tardi...

" Dopo averne discusso con il direttore regionale dei beni culturali Ruggiero Martines, in occasione dell’incontro di presentazione del programma scientifico di studio dell’Uomo di Altamura, il sindaco Mario Stacca ha informato che il consiglio comunale sarà investito della decisione su un eventuale esproprio del passaggio che consente l’accesso al sito in contrada Pontrelli dove sono state rinvenute nel 1999 migliaia di impronte di dinosauri risalenti ad oltre 80 milioni di anni fa. Com’è noto, la paleosuperficie con le orme (vincolata dallo Stato) è raggiungibile solo dopo l’attraversamento della proprietà privata riconducibile alla società Tradeco (su cui invece non ricade vincolo dello Stato). Su questo accesso al momento i privati hanno concesso una “servitù di passaggio” che, di per sé da sola, non basta però a consentire l’intervento pubblico sul sito di interesse scientifico e turistico. Per quanto riguarda la valorizzazione e la fruizione complessiva dell’area della Valle dei dinosauri, anche attraverso la realizzazione di un Parco paleontologico, lo stesso consiglio comunale sarà chiamato a pronunciarsi. "Tutte le proposte valide al raggiungimento dello scopo - si scrive nel comunicato del Comune - che scaturiranno dal confronto e dalla discussione saranno portate all’attenzione delle autorità competenti". Il direttore regionale ai beni culturali non ha escluso l’eventuale ricorso all’esproprio dell’intera area nel caso in cui non si addivenga ad altra soluzione. A proposito dell'Uomo di Altamura il consigliere regionale di Sinistra Democratica, Michele Ventricelli, ha affermato che "dopo 15 anni si apre uno spiraglio per la ricerca scientifica e la valorizzazione di questo importante reperto archeologico. E' passato troppo tempo - ha continuato - dalla scoperta dell'Uomo di Altamura, ora finalmente, anche grazie all'apporto e alla spinta del comitato cittadino per l'Uomo e le Orme di dinosauri che ha sollecitato l'ottenimento da parte dell'ex sottosegretario ai Beni Culturali Gabrielle Mazzonis di 300.000 mila euro per lo studio del prezioso reperto, si può sperare concretamente di riaccendere l'attenzione dell'intera comunità scientifica. Un reperto di importanza mondiale, come sottolineato dallo stesso prof. Peretto che assieme al prof. Marcello Piperno coordinerà le ricerche scientifiche. Ora - ha concluso Ventricelli - serve riaccendere i riflettori sull'altra straordinaria scoperta che la città di Altamura ha il vanto di ospitare: la cava che custodisce le impronte di dinosauri."  (da Notizie Online )

Altrove(sempre in Italia), davanti a scoperte meno incredibili, hanno saputo sfruttare molto meglio i siti paleontologici, a livello turistico e scientifico, tanto da renderli noti a livello internazionale o persino mondiale. Un vero peccato che, queste scoperte pugliesi, siano state tanto trascurate dalle "autorità competenti"(e non mi riferisco a persone competenti in paleontologia, purtroppo). Comunque, a Dunarobba, con la valorizzazione della foresta fossile vecchia di qualche milione di anni, se la stanno cavando molto meglio:

Dopo "La luna e la foresta", continua la serie di eventi di "Estate alla Foresta Fossile di Dunarobba", organizzati dalla Società Cooperativa Kairos con il patrocinio del Comune di Avigliano Umbro e in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica dell'Umbria.Venerdì 18 luglio alle ore 20.30, sarà, infatti, la volta di "Notte alla Foresta Fossile", cena a buffet con prenotazione obbligatoria a cura del ristorante "Antica Lanterna", seguita dalla visita guidata in notturna al Centro e alla Foresta Fossile. Per la visita è raccomandato l'uso di pantaloni lunghi e di scarpe chiuse. In caso di pioggia l'evento sarà annullato. Per prenotazioni, info e prezzi: Centro di Paleontologia Vegetale 0744.940348 - 349.2896066 - 331.3281048  Il calendario degli appuntamenti di "Estate alla Foresta Fossile di Dunarobba" ancora in programma:
 
 Venerdì 18 luglio - ore 20,30 "Notte alla Foresta Fossile"Cena a buffet a cura del ristorante "Antica Lanterna" seguita dalla visita guidata in notturna al Centro e alla Foresta Fossile. Per la visita è raccomandato l'uso di pantaloni lunghi e di scarpe chiuse. In caso di pioggia l'evento sarà annullato. Per prenotazioni, info e prezzi: Centro di Paleontologia Vegetale 0744.940348 - 349.2896066 - 331.3281048

Venerdì 22 agosto - ore 21,00"Estinzione dei dinosauri - Teorie a confronto"Conferenza sulle cause dell'estinzione dei dinosauri tra stelle, comete, asteroidi e mutamenti ed evoluzione dell'ambiente a cura di Arnaldo Duranti dell'Associazione Astronomica Antares di Foligno ed Enrico Squazzini.

Sabato 30 agosto - ore 20,30"Notte alla Foresta Fossile"Cena a buffet a cura del ristorante "Antica Lanterna" seguita dalla visita guidata in notturna al Centro e alla Foresta Fossile. Per la visita è raccomandato l'uso di pantaloni lunghi e di scarpe chiuse. In caso di pioggia l'evento sarà annullato. Per prenotazioni, info e prezzi: Centro di Paleontologia Vegetale 0744.940348 - 349.2896066 - 331.3281048

 A Dunarobba è stato raggiunto un primo traguardo. Speriamo che ad Altamura, riescano a fare lo stesso...

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martedì, 15 luglio 2008

Intervista/ Andrea Cau -

 Andrea Cau Enantiophoenix , LA "FENICE OPPOSTA"

Dopo quasi un mese, eccomi nuovamente qui. Con una piccola chicca, un'intervista al giovane paleontologo Andrea Cau , riguardante un suo nuovo studio su un reperto del tutto singolare: un uccello fossile dal Libano, vecchio di 90 milioni di anni, ritrovamento che (oltre ad essere unico nel suo genere), permetterà agli studiosi di comprendere meglio l'evoluzione degli eniantorniti(Enantiornithes), un importante gruppo di volatili estinti. 

Buona lettura!

 

 
1- Presenta Enantiophoenix. Dove risiede l'importanza di tale scoperta? 
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Enantiophoenix è una nuova specie di uccello enantiornite, vissuta circa 93 milioni di anni fa nella regione nord-orientale del supercontinente di Gondwana che oggi affiora come rocce nel Libano. L'unico esemplare noto, MSMN V3882, è conservato al Museo di Storia Naturale di Milano (non è esposto nelle collezioni aperte al pubblico). Il fossile, grande come un passero, era stato descritto nel 2002 in uno studio preliminare da Luis Chiappe e Fabio Dalla Vecchia, ma non aveva ricevuto una diagnosi formale, né era stata valutata la sua posizione all'interno dell'albero evolutivo degli enantiorniti (il più importante gruppo di uccelli mesozoici). L'importanza di Enantiophoenix è data da alcuni fattori: si tratta del più antico uccello fossile noto proveniente dalla Placca Continentale Africana (alla quale appartiene geologicamente il Libano), inoltre è uno dei rari fossili di celurosauro proveniente dalla medesima placca (che finora è stata più ricca per altri tipi di teropodi, in particolare spinosauridi, abelisauri e allosauroidi). Esso colma in parte anche una lacuna cronologica, dato che buona parte degli uccelli mesozoici proviene da strati risalenti a 130-120 milioni di anni fa, oppure da formazioni più recenti (70-80 milioni di anni fa).

2- Come sei rimasto coinvolto nel suo studio?
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Come accennato sopra, il fossile era stato studiato preliminarmente nel 2002. Dopo di che, a quanto so, è rimasto per più di quattro anni in un cassetto della collezione del Museo di Milano. Nel 2006 chiesi ai Conservatori della Sezione di Paleontologia del Museo di poter osservare l'esemplare. Inizialmente, la mia richiesta era dettata più da curiosità di "teropodologo" che da una vera volontà di ristudiarlo. Nell'autunno 2007 chiesi nuovamente di osservarlo, questa volta per codificarlo all'interno della mia analisi filogenetica dei teropodi. Fu allora che, constatando che ad ogni mia analisi filogenetica l'esemplare risultava stabilmente in una zona precisa dell'albero evolutivo, decisi di studiarlo seriamente, per determinare se fosse possibile attribuirlo a qualche specie già nota o se invece potesse diventare l'esemplare-tipo di una nuova specie. Pertanto, se oggi esiste una specie chiamata "Enantiophoenix electrophyla" lo si deve ad una serie di tappe: la sua scoperta in Libano ed il successivo acquisto del fossile da parte del Museo di Milano - la descrizione preliminare effettuata nel 2002 da Chiappe e Dalla Vecchia - l'inclusione del fossile all'interno della mia analisi filogenetica dei teropodi, che ha sancito la peculiarità e validità della nuova specie - l'istituzione della specie e la sua precisa collocazione filogenetica ad opera mia e di Paolo Arduini.
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3- Come e dove posizionare Enantiophoenix nell'albero evolutivo degli uccelli?
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Enantiophoenix presenta caratteri anatomici di un gruppo particolare di Enantiorniti, gli Avisauridae. Questo gruppo comprende generi americani come Avisaurus, Soroavisaurus, Halimornis e Neuquenornis, ed un genere europeo, Concornis, ed è diagnosticato principalmente per alcuni caratteri del piede. Enantiophoenix condivide alcuni di questi caratteri, mentre è probabilmente una specie più primitiva rispetto alle cinque citate per via di alcuni caratteri della scapola. L'importanza evolutiva di Enantiophoenix risiede anche nella sua posizione geografica "medio-orientale": esso rappresenta un "ponte" evolutivo e geografico tra gli altri avisauridi, più evoluti, vissuti nelle Americhe e in Europa, ed i parenti più prossimi di Avisauridae, vissuti principalmente in Estremo Oriente.
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4- Non è difficile immaginare l'emozione di un paleontologo che si trovi di fronte ai resti di un nuovo "risorto". Quali scelte e criteri hai utilizzato nel coniare il nome del genere e della specie?
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 Il nome è un attributo importante, e, purtroppo, spesso può fare la differenza tra la notorietà e l'oblio (non a caso, Crichton preferì usare "Velociraptor" al posto di "Deinonychus" per il suo romanzo, sebbene sia evidente agli esperti quale dei due generi sia effettivamente rappresentato nella saga di "Jurassic Park": l'animale è Deinonychus, ma ha preso il ben più evocativo nome del suo cuginetto asiatico). Tra le nuove "generazioni" dei paleontologi si sta diffondendo l'abitudine a dare ai fossili nomi carichi di significato, perlomeno suggestivi ed originali: lo trovo un buon segnale, di vitalità e passione paleontologica. In fondo, la scelta del nome è uno dei pochi attributi "pienamente soggettivi" di un articolo scientifico, e quindi è perdonabile se a volte si esca dal rigore per dar spazio alla fantasia. Ho ricevuto numerosi complimenti per il nome scelto, sia da paleontologi che da "non esperti", segno che è stata una decisione valida.
Nel caso di "Enantiophoenix electrophyla", esso significa "L'opposta fenice amante dell'ambra", che può essere tradotto anche "la fenice enantiornite amante dell'ambra". La scelta di "Enantio" è chiara, considerando il gruppo al quale appartiene la specie. "Phoenix" ha un doppio significato: richiama un uccello mitico, la fenice, ma anche il nome antico del Libano, la Fenicia. Il termine "electrophyla" è dovuto alla presenza di alcuni corpuscoli di ambra preservati nel fossile: l'ambra è resina fossile, ed è possibile che i corpuscoli siano gocce di resina ingerite dall'animale poco prima di morire. Ancora oggi, alcuni animali (ma anche popolazioni umane) si nutrono della resina che trasuda dagli alberi. Per una curiosa coincidenza, nella mitologia antica è detto che anche la Fenice si nutriva di resina. Pertanto, mai nome fu più azzeccato!

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5- Il fossile sembra conservare tracce del piumaggio, di cui riesce a conservarsi un "impronta" solo in rare circostanze. Come è possibile un simile stato di conservazione? Cosa indicano gli studi tafonomici? 
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Enantiophoenix proviene da un giacimento fossilifero ad alta conservazione, formatosi sul fondo di una bassa laguna, nella quale gli animali morti potevano subire un rapido seppellimento ad opera di sedimento molto fine. Ciò ha permesso la conservazione di parti molli come i raggi delle pinne di pesci, le antenne dei crostacei, ed anche alcune penne di Enantiophoenix. Dagli stessi strati sono emerse alcune penne isolate, non necessariamente di Enantiophoenix: chissà quanti altri uccelli attendono di essere estratti da quel giacimento!
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Sotto: ricostruzione paleoartistica di Enantiophoenix, realizzata dallo stesso Andrea Cau.
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Per approfondire il tema, vi consiglio la visita del blog italiano Theropoda (dove è possibile trovare maggiori informazioni circa Enantiophoenix e l'evoluzione degli uccelli) --> clikka qui
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postato da: Italosaurus alle ore 17:50 | link | commenti
categorie: interviste, italy lab