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Salvate il tesoro di Altamura!

Mentre è stato firmato il Protocollo d'intesa per la foresta fossile di Dunarobba, ad Altamura(Puglia) pare che nessuno decida a smuoversi per la salvaguardia del patrimonio paleontologico(non archeologico, maledizione^^)...E che patrimonio! Si sono dimenticati di alcuni dei più importanti siti paleontologici in tutta Europa! Davvero vergognoso, dopo tanti anni, ancora niente di definitivo...
" Il sindaco, oltre a 'propagandare' realizzazioni che sono il frutto di cospicui contributi economici regionali, potrebbe impegnarsi a dare risposte ai drammatici problemi che riguardano alcuni beni altamurani, entrati inspiegabilmente nell’oblio". Lo afferma in un comunicato il consigliere reginale pugliese di Sinistra Democratica, Michele Ventricelli. Ventricelli cita due casi tra tutti: la cava dei dinosauri di Altamura sui quali pone una serie di domande. "Che fine ha fatto il famoso protocollo d’intesa tra Comune ed Ecospi? A che punto è la procedura di tutela delle orme, abbandonate al degrado? Quali sono gli impedimenti che bloccano un serio programma di salvaguardia e valorizzazione di questo sito archeologico?" E poi l’Uomo di Altamura. "Quali sono le condizioni della grotta di Lamalunga, attaccata dalla proliferazione di pericolose alghe? Chi o cosa ha provocato la formazione delle stesse? Quali iniziative intende intraprendere questa amministrazione per rilanciare, ma soprattutto tutelare, questo importante sito archeologico, anche alla luce del recente finanziamento ministeriale di 300.000 euro, ottenuto grazie all’impegno del Comitato per l’Uomo Fossile e le Orme di Dinosauri?", insiste. "Ho appreso dagli organi di stampa - ricara la dose Ventricelli - che l’amministrazione comunale di Altamura sta dando seguito ad una serie di opere che riguardano i beni culturali della città: mura megalitiche, Palazzo Baldassarra, ampliamento Abmc, Pulo di Altamura, Museo Etnografico. A questa ritrovata sensibilità verso alcuni beni di grande importanza per la comunità altamurana - sottolinea - il sindaco dovrebbe avere, altresì, la stessa sensibilità nel ricordare che tutto ciò può essere realizzato grazie a finanziamenti o co-finanziamenti regionali, ottenuti grazie alla spiccata sensibilità che questa giunta regionale rivolge a settori ritenuti strategici come i beni culturali". E intanto, Ventricelli, portavoce regionale di Sd, annuncia che "la riqualificazione e l’accesso alla grotta del costone occidentale del Pulo, per la quale il Comune ha appena indetto una gara d’appalto, è stata possibile grazie ad un finanziamento regionale. Il 23 febbraio scorso il dirigente del Settore Ecologia della Regione Puglia - ricorda Ventricelli - ha disposto in favore del Comune di Altamura un finanziamento per la riqualificazione della sentieristica e dell’accesso alla grotta sul costone occidentale del Pulo di Altamura. L’impegno di spesa ammonta a 700.000 euro circa, proveniente da risorse Por Puglia 2000/2006 e rientrante nell’ambito dei Pis 13 'Itinerario turistico-culturale Habitat Rupestre'".
Fonte- Notizie Online

Òtzi l’uomo venuto dal ghiaccio
Chi era e che aspetto aveva Homo tirolensis? Òtzi era un maschio adulto alto 1,64 m e pesava circa 40 Kg. Studi di comparazione fra il suo cranio ed altri crani coevi trovati in diverse località (Lombardia, Veneto, Svizzera, Austria, Francia, Germania, Ungheria) hanno portato alla conclusione che Òtzi era verosimilmente originario del Nord Italia, probabilmente un antenato degli attuali Veneti. La datazione comunemente accettata gli attribuisce un'età di circa 5300 anni da oggi. Questo lo pone nell'Età del Rame, momento di transizione tra il Neolitico e l'Età del Bronzo. Assieme al corpo furono ritrovati anche resti degli indumenti e oggetti personali di grande interesse archeologico come un arco, una faretra con due frecce pronte ed altre in lavorazione, un coltello di selce, un'ascia in rame, una perla in marmo, esche ed acciarino ed uno zaino per contenere questi oggetti.
"L'esame paleopatologico della mummia della Val Senales ha consentito di evidenziare una serie di alterazioni patologiche; nel corso di circa sette anni di studi è stato infatti possibile documentare lesioni macroscopicamente visibili, ovvero alterazioni dimostrabili con l'impiego di radiografie e tomografie e, infine, sono state scoperte interessanti lesioni degli organi molli attraverso l'esame istologico dei tessuti e mediante l'endoscopia. Queste ricerche consentono oggi di tracciare un quadro piuttosto completo dello stato di salute di Òtzi.Dal punto di vista paleopatologico, tuttavia, le uniche lesioni riscontrate riguardano i tatuaggi dei quali si sono occupati numerosi ricercatori (Spindler, 1993; Capasso, 1993). La sovrapposizione esistente fra la distribuzione topografica di questi tatuaggi e le principali localizzazioni dell'artrosi: ha fatto supporre una ragione "terapeutica locale" del tatuaggio nel trattamento topico del dolore articolare e muscolare. Studi più accurati evidenziarono però alcune curiose particolarità. Anzitutto i tatuaggi erano situati prevalentemente in parti nascoste del corpo: ginocchia, caviglie, schiena. Ciò è in contrasto con la principale funzione che generalmente viene riconosciuta al tatuaggio: quella di trasmettere un messaggio sociale. D'altra parte gli esami radiografici e la TAC hanno dimostrato che l'"Uomo del Ghiaccio" era affetto da artrosi e che le articolazioni più colpite erano la caviglia, il ginocchio e la colonna vertebrale nel tratto lombare; esisteva una sovrapposizione topografica impressionante fra articolazioni colpite dall'artrosi e presenza di tatuaggi sulla cute sovrastante. Fu deciso di coinvolgere nella ricerca alcuni paletnologi ed esperti di medicina popolare. In questo modo si scoprì che fino al secolo scorso alcune tribù nomadi del Tibet praticavano un "tatuaggio terapeutico" indicato nella cura dei dolori articolari. Il terapeuta eseguiva un piccolo taglio cutaneo al cui interno poneva delle erbe medicamentose; con un cauterio bruciava le erbe sistemate all'interno del taglio; poi applicava una garza.La cicatrice finiva per inglobare le particelle carboniose derivate dalla combustione delle erbe medicinali, e ne risultava una specie di tatuaggio. L'analisi istologica di frammenti di cute con tatuaggi prelevati da Otzi ha dimostrato la presenza sia di tessuto cicatriziale sia di particelle carboniose, del resto tipiche anche di altri generi di tatuaggi. Non sappiamo se e quanto fosse efficace questo che possiamo chiamare "trattamento chirurgico locale" del dolore muscolo-scheletrico; certo è che esso dovette essere alquanto diffuso nel tempo e nello spazio e, straordinariamente, se ne era persa del tutto la memoria anche nella storia della medicina. o forse, non eravamo più in grado di interpretare in questa chiave alcune flebili tracce che pure ci sono giunte. Per esempio, Aulo Cornelio Celso (I secolo d.C.) scriveva: "non pensate di eliminare il dolore delle ginocchia senza ricorrere al fuoco...". Proprio lo studio paleopatologico di Òtzi ha dunque contribuito a chiarire il significato di questa frase sibillina dimostrando anche l'impressionante varietà - disciplinare oltre che cronologica - delle possibili connessioni aperte dalla nuova scoperta. Dallo stato di salute, desunto dagli esami paleopatologici, si presume che Òtzi possa essere morto a seguito di un evento traumatico, e che alla morte sia legato uno degli episodi di stress generalizzato. Sicuramente le difficoltà ambientali hanno avuto una forte influenza nel causare la morte, anche se non possono esserne la sola causa, visto che Òtzì era abituato fare traversate che svolgeva forse per scambi commerciali od altre attività. Nel settembre del 2001, a dieci anni dal ritrovamento della mummia, il Prof Paul Gostner, ha annunciato la scoperta di una punta di freccia conficcata nella spalla sinistra di Òtzi. Il corpo estraneo è lungo circa 21 mm e largo 17 mm. Lo studio del tracciato seguito dalla freccia mentre penetrava nel corpo induce a pensare che il colpo sia stato fatale e Òtzi sia potuto restare in vita solo per alcune ore dopo essere stato centrato. Restano da chiarire le circostanze in cui si è verificato il fatto.L'Uomo del Similaun, per circa sei anni, è stato conservato presso l'Istituto di Anatomia dell'Università di Innsbruck. Il sistema di conservazione, tuttavia, sebbene fosse funzionale dal punto di vista dì una perfetta salvaguardia dell'integrità biologica di Òtzi, non permetteva una fruizione visiva della mummia stessa, che rappresenta per il pubblico un legame stretto con il remoto passato. L'Homo tirolensis, infatti, essendo il primo uomo preistorico ritrovato con il suo equipaggiamento ed i suoi abiti di ogni giorno, presumibilmente colto dalla morte durante lo svolgimento della propria professione, fornisce un'immagine "fotografica" di uno spaccato di vita di ben 5.300 anni fa. Òtzi, in definitiva, oltre ad essere oggetto di ricerca accademica, rappresenta un reperto archeologico di grande valore per la Preistoria. II16 gennaio 1998, Otzi è rientrato in Italia. Una Commissione Internazionale responsabile della conservazione, ha studiato il modo di rendere visibile la mummia in un museo allestito nel grande edificio asburgico dell'ex Banca d'Italia a Bolzano.La mummia è stata collocata all'interno di una camera frigorifera, all'interno della quale si è riusciti a ricreare, le medesime condizioni del ghiacciaio in cui l'Uomo del Similaun fu ritrovato, ossia quelle esistenti al di sotto di un ghiacciaio alpino a quota 3.200 m, dove si registra una temperatura relativamente costante di -6° C ed un'umidità relativa del 98%. La camera permette al pubblico l'osservazione di Òtzi attraverso una finestra nella parete. Òtzi è considerato da numerosi scienziati la scoperta archeologica più importante del secolo. Dal 28 marzo 1998 (data di inaugurazione del Nuovo Museo Archeologico di Bolzano) all'11 novembre 1998 Òtzi è stato visitato da 210.000 persone (circa 1.100 al giorno). Nonostante siano stati manifestati dubbi etici sull'esposizione di resti umani, la realtà antica che Òtzi rappresenta si manifesta in modo unico al mondo, irripetibile e per questo meritevole di essere conosciuta e diffusa. Otzi è portavoce di un'epoca che non ci è mai sembrata così vicina e mai prima d'ora è stata così conosciuta, per questo la sua "missione" di rappresentante di un'epoca lontana, in un futuro per allora inimmaginabile, lo rende degno di ogni rispetto, ancora maggiore di quello che si deve ai resti di un qualsiasi uomo."

In quell'antica foresta di pietra...
Abbiamo già parlato della favolosa foresta fossile di Dunarobba(Umbria), vecchia di alcuni milioni di anni. Ora, si spera di valorizzarla maggiormente, un impegno che è stato ora formalizzato sotto "Protocollo d'intesa":

" E' stato formalizzato attraverso un "Protocollo d'intesa", recentemente sottoscritto da rappresentanti del Comune di Avigliano Umbro, Provincia di Terni, Regione dell'Umbria, Università di Perugia, Ufficio scolastico regionale e Soprintendenza per i Beni archeologici dell'Umbria. Un accordo interistituzionale con cui si intende perseguire la promozione di un "Centro di esperienza e ricerca ambientale" presso l'area naturalistica della Foresta Fossile e l'annesso "Centro di paleontologia vegetale". Obiettivi primari che l'accordo intende perseguire sono: l'utilizzo di spazi espositivi come struttura museale inserita nel sistema regionale; l'individuazione di percorsi di documentazione storico-artistica e didattici da offrire alle scuole, ai visitatori e ai residenti; l'accreditamento della Foresta Fossile come "Centro di educazione ambientale"; la caratterizzazione del "Centro di paleontologia vegetale" e della Foresta Fossile come luogo di elaborazione e documentazione di un progetto educativo; l'utilizzo delle strutture per stages formativi per studenti e specializzandi, in primo luogo dell'Università di Perugia; il rafforzamento del "Centro di paleontologia vegetale" come punto di diffusione delle conoscenze scientifiche relative alla Foresta Fossile ed alla storia della terra; l'indicazione dello stesso Centro come punto di riferimento di un sistema integrato della rete intercomunale di beni naturalistici e storico-artistici e per la valorizzazione dei beni archeologici; la garanzia della coabitazione tra attività scientifico-educativa e valorizzazione culturale e turistica dell'area della Foresta Fossile, nonché della salvaguardia ambientale della zona interessata dalla coltivazione della cava di argilla e dalla relativa attività industriale. Un bel pacchetto di proposte -sottolinea con soddisfazione il Sindaco di Avigliano Umbro, Giuseppe Chianella- la cui attuazione contribuirà in maniera fondamentale alla valorizzazione di questa area che presenta peculiarità di estremo interesse, uniche nel loro genere. La collaborazione e l'impegno, sia programmatorio che finanziario, di diverse Istituzioni rappresentano una garanzia per il conseguimento degli obiettivi fissati. Ogni soggetto firmatario del Protocollo offrirà, infatti, il proprio contributo per il potenziamento del polo museale del "Centro di paleontologia vegetale" riqualificandolo anche come Centro di ricerca e diffusione di conoscenze scientifiche, con l'attivazione di programmi e sperimentazione didattica e di formazione di operatori per lo studio e la gestione dei beni naturalistici".
L'educazione scientifica tra laboratorio e curricolo per competenze: un incontro possibile tra scuola e territorio
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Sabato 17 maggio, inaugurazione della Mostra: “PaleoLazio: chi c’ERA prima di noi…” presso il Centro di Cultura Ecologica - Archivio Ambientalista - Parco Regionale Urbano di Aguzzano (Roma, via Schopenhauer).
La Mostra “PaleoLazio” e il Laboratorio di Scavo Paleontologico allestito nell’area verde antistante il Centro di Cultura Ecologica, costituiscono una proposta originale e innovativa di divulgazione della cultura scientifica, rivolta a tutta la cittadinanza ed in particolare al mondo della scuola. L’inaugurazione della Mostra coincide con le celebrazioni del primo decennale di vita dell’Ente Regionale RomaNatura che attualmente gestisce più di 15.000 ettari di aree protette nel Comune di Roma.
“…200 milioni di anni fa …” - Conoscere il territorio vuol dire anche scoprire la sua storia antica.
Programma dell’evento: Percorso didattico paleontologico per le scuole 9,30-10,30 Visita guidata alla Mostra PaleoLazio 10,30-11,30. Laboratorio di scavo paleontologico (operatori specializzati mostreranno agli studenti le tecniche di scavo paleontologico e le metodologie scientifiche di analisi dei reperti).
“La didattica ambientale può favorire la conoscenza e la conservazione del patrimonio storico - archeologico della periferia romana”. 11,30-13,00
Incontro-dibattito, interventi - Stefano Petrella (Direttore Centro di Cultura Ecologica), Francesco Petretti (Presidente Ente Regionale RomaNatura), Stefano Cresta (Direttore Ente Regionale RomaNatura), Patrizia Gioia (Direttore Museo Civico di Casal dè Pazzi), Raffaele Sardella (Università di Roma “La Sapienza”). E’ prevista la partecipatazione dell’Assessorato all’Ambiente della Regione Lazio, degli Assessorati alle Periferie, all’Ambiente e alla Cultura del Comune di Roma e del Presidente del V Municipio. 13,00-13,30 Degustazione prodotti biologici. Dalle ore 15,30 alle 18,00 sarà possibile effettuare visite guidate alla Mostra e al Laboratorio di Scavo Paleontologico. All’interno del sito, più precisamente alle pagine 1 & 2 sono disponibili maggiori informazioni su inaugurazione, mostra e laboratorio di scavo paleontologico ed è inoltre possibile scaricare le locandine promozionali relative all’evento. Con l’ausilio di scenografie, pannelli descrittivi, modelli di animali e tecniche multimediali, la Mostra “PaleoLazio” compie un ideale viaggio nel tempo, attraverso il Mar della Tetide, che oltre 200 milioni di anni fa si estendeva tra l'Africa e l'Eurasia, passando per il popolamento dei Grandi Rettili a partire da 100 milioni di anni fa. Successivamente, attraversando le vicissitudini climatiche che hanno caratterizzato il Pleistocene negli ultimi due milioni di anni, si incontrano paesaggi tropicali caratterizzati da bacini palustri e frequentati da ippopotami, dall'elefante antico (Elephas antiquus) e da una ricca avifauna acquatica. Con il susseguirsi delle epoche glaciali, gli ambienti forestali lasciano il posto a tipici ambienti di climi freddi, popolati da orsi e Mammuthus primigenius. Circa 130.000 anni fa compaiono nel nostro territorio i primi uomini neanderthaliani. La mostra resterà aperta al pubblico dal 17 maggio 2008 al 28 febbraio 2009.
Orari: mercoledì e sabato 10,30-13,30; 15,30-17,30
giovedì 10,30-13,30
venerdì 15,30-17,30
ingresso gratuito.
Email - info@centrodiculturaecologica.it
Telefono: 068270876 (Mercoledì 9,30 - 18,00; Giovedì 9,30 - 15,30; Venerdì
15,30 - 18,30 e Sabato 9,30 - 18,00).
volantino PDF

Non si finisce mai di scoprire...
A dimostrazione dell'impegno del GAMPS, ecco una nuova scoperta. Il Biologo Luca Oddone(utente Lucabio su Jurassic Italy Forum e Paleofox), neoiscritto al G.A.M.P.S., ma residente nella provincia di Asti, seguendo la scia del Gruppo toscano, non si è fatto attendere ed ha realizzato una scoperta molto interessante sul territorio astigiano. Dopo 49 anni riemerge un nuovo reperto della Balenottera astigiana. VIDEO
" Ogni reperto fossile ha una storia il cui inizio si perde nella notte dei tempi, molto spesso i ritrovamenti di queste lontane creature avvengono setacciando i sedimenti fossiliferi delle varie ere geologiche, ma non è sempre così! Pur appartenendo allo stesso esemplare, a volte le scoperte sono diluite nel tempo e, ogni tanto, la pura casualità lascia emergere inaspettate tracce di un lontano passato. Il Gruppo AVIS mineralogia Paleontologia Scandicci, meglio conosciuto come G.A.M.P.S., da molti anni svolge ricerche paleontologiche sul territorio toscano e, grazie ad un monitoraggio costante dei sedimenti di origine marina, si è distinto per le scoperte dei cetacei fossili risalenti al periodo geologico denominato Pliocene. L’eco della nostra attività ha toccato molte regioni d’Italia ed è per questo che sono arrivate alcune iscrizioni anche dal Piemonte. Il Biologo Luca Oddone, neoiscritto al G.A.M.P.S., ma residente nella provincia di Asti, seguendo la scia del Gruppo toscano, non si è fatto attendere ed ha realizzato una scoperta molto interessante sul territorio astigiano. Anche se la cosa potrà sembrare inusuale, per puro caso una nuova parte anatomica riporta alle cronache un’importante scoperta avvenuta in Piemonte 49 anni fa. Dopo il ritrovamento avvenuto nel 1959 da parte di alcuni operai in località Vigliano d’Asti, e successivamente consolidato con altri ritrovamenti effettuati nel 1961 e nel 1970, un altro importantissimo reperto si unisce allo scheletro della Balenottera astigiana. Una vertebra caudale in ottimo stato di conservazione è stata recuperata dal nostro socio che, seguendo lo spirito del Gruppo, ha prontamente segnalato il fossile mettendolo a disposizione delle autorità competenti: il reperto verrà esposto presso il Museo della Riserva Speciale fossilifera di Valle Andona, Valle Botto e Val Grande. Un piccolo reperto fossile che servirà non solo a dare maggiore completezza ad una maestosa Balenottera del passato, ma anche a ricordare Luca Oddone fra coloro che hanno contribuito a salvare una creatura vissuta nelle valli astigiane oltre 35.000 secoli fa."
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SOPRA: lo scheletro della Balenottera durante il recupero nel 1959. Chi si sarebbe mai aspettato nuove scoperte?