Jurassic Italia Blog
sabato, 26 gennaio 2008

Mostra a Palermo- Dinosauri dalla Mongolia

SPECIAL!

“VERI DINOSAURI DALLA MONGOLIA”

FIERA DEL MEDITERRANEO - PALERMO (PA)
18 dicembre 2007-2 marzo 2008 la più importante mostra di scheletri fossili autentici viaitabile dal martedi al venerdi dalle ore 9:30 alle ore 13 e dalle ore 15:30 alle ore 19 ed il sabato e domenica dalle ore 9:30 alle ore 13 e dalle ore 15:30 alle ore 20 - INFO tel 091 6209220
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Oggi, non è una giornata come tutte le altre...E' il compleanno del grande avventuriero Roy Chapman Andrews(1884-1960), un mito della paleontologia!  Nel 1922, guidò la prima spedizione paleontologica negli inospitali deserti dell'Asia centrale(all'epoca, un'area quasi sconosciuta), alla ricerca degli antenati dell'uomo. In verità, non trovò mai resti di ominidi, ma è passato alla storia per aver rinvenuto(per la prima volta)uova di dinosauro. La Mongolia è isolata nel cuore di un continente. Non c'è un solo km di ferrovia(e tale era la situazione negli anni '20), in un paese esteso quanto l'intera Europa occidentale. Ha un clima rigidissimo, tanto che le temperature(malgrado il deserto)possono scendere a 40-50 gradi sottozero! E poi, non è certo come girare in città. La spedizione del Natural History Museum di New York fu tuttaltro che una passeggiata, non solo per il territorio vastissimo ed inospitale(o per l'instabilità politica della zona), ma anche per le esigue possibilità di spostamento. Citando le stesse parole di Andrews: " Nel deserto del Gobi, che occupa gran parte della Mongolia, i viveri e l'acqua sono rari e la regione è così inospitale che è scarsamente popolata. Le difficoltà fisiche possono essere superate con qualche mezzo di trasporto veloce, fra cui l'automobile, che può essere utlizzata con successo, perchè può percorrere velocemente il deserto, con tappe giornarliere di 100 miglia(...). I cammelli utilizzati un tempo dagli esploratori percorrevano solo 10 miglia al giorno. La spedizione del 1925 comprendeva 125 cammelli che portavano 4000 galloni di benzina, 100 galloni d'olio, 3 tonnellate di farina, 1.5 tonnellate di riso ed altri viveri in proporzione. La carovana lasciava benzina ed approvvigionamenti in due depositi ed aspettava vicino ad un pozzo sito a 800 miglia nel cuore del deserto"(Andrews 1929)    Andrews è il personaggio che ha ispirato l’Indiana Jones cinematografico e anche il nome della specie Protoceratops andrewsi è in suo onore. Di questo primitivo dinosauro cornuto furono prelevati notevoli scheletri in una spedizione del 1923, nei pressi di Iren Dabasu e Bajan Dzag. Ma non fu l'unica specie di dinosauro ad essere riportata alla luce: rinvenirono anche resti di Velociraptor(reso famoso da Jurassic Park)e Oviraptor. Dopo Andrews, nel corso del secolo, furono compiute molte altre incredibili spedizioni, compresa una italo-franca(di cui ho già parlato qui). Nel Deserto del Gobi sono avvenuti alcuni dei più incredibili ritrovamenti paleontologici della storia...Alcuni dei fantastici reperti rinvenuti sono visibili ora alla mostra di Palermo. Vale assolutamente la pena di visitarla! Non si parla di calchi, o di brutti e freddi modelli robotici, ma di veri scheletri di dinosauro, pezzi originali di impareggiabile valore. Anni fa ho potuto visitare una mostra a Rimini in cui erano esposti gli stessi reperti, tutti scavati dal grande Rinchen Barsbold, paleontologo che tuttora compie grandi scoperte. Senza di lui, i dinosauri della Mongolia...sarebbero ancora un mistero. Quindi, buon compleanno Andrews e grazie di tutto Barsbold! Tornando alla mostra, oltre ai vari bellissimi scheletri, spicca anche quello di Big Mama, l'oviraptor in cova. Un reperto unico, che ha rivoluzionato negli ultimi 2 decenni il nostro modo di vedere i dinosauri...
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Il PARERE DEL NOSTRO INVIATO
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"Com’è noto a molti appassionati è in esposizione presso la Fiera del Mediterraneo di Palermo la mostra “Dinosauri”(fino al 03/03/07), la grande raccolta di fossili proprietà del Museo di Storia Naturale di Ulaan Baatar(Mongolia) . La mostra presenta alcuni esemplari unici nel record fossile, un richiamo così allettante che un giovane paleontofilo siciliano come me non poteva di certo ignorare.Terra unica la Mongolia,con una storia ultramillenaria alle spalle. Adesso il Gobi è una deserto arido e inospitale, dimora solo di artemisie e arbusti spinosi, piccoli ciuffi in mezzo alle sabbie e dove le uniche forme animali sono il cavallo selvatico (Equus Przewalskii), piccolo e robusto, e il Koulan, una specie di grande asino selvatico. Ma molto tempo fa, molto molto prima delle cavalcate impetuose di Genghis Khan, nel Cretaceo medio-superiore(fra 100 e 65 milioni di anni fa)questa terra così insidiosa brulicava di forme viventi. Il clima era più temperato e mite, l’ambiente più simile ad una savana: dune di sabbia erano alternate da macchie di vegetazione e proprio lì nacquero, vissero, morirono e si conservarono(splendidamente)gli incredibili animali che lasciarono impronte indelebili nelle sabbie dei tempi...Dopo ore di strada, attraversata la Sicilia da Catania a Palermo arrivo finalmente alla mostra. L’ingresso non poteva esere più entusiasmante: ad accogliermi si stagliava maestoso lo scheletro del Tarbosaurus baatar, il cugino asiatico del famoso T-rex, in una posa un po’ innaturale ma suggestiva. L’animale è eretto, con la coda quasi radente il terreno, secondo la vecchia idea del dinosauro(da molto superata). Voltate le spalle al grosso dragone(in fondo, la stessa leggenda dei draghi potrebbe derivare da simili ritrovamenti di ossa; andatelo a spiegare ad un contadino cinese di 1000 anni fa!)si possono ora ammirare, all’interno di una teca di vetro, i fossili di un esemplare giovanile di tarbosauro: un cranio completo, tibia ,fibula e vertebre cervicali. Rispetto all’adulto, il cranio è più allungato  e dalle orbite più grandi, con un numero maggiore di denti, anche se più ridotti. La mia attenzione fu attirata sopratutto dalla  tibia fossile che, essendo spezzata in 2, rendeva ben evidente la sezione interna dell’osso, perfettamente conservata. Analizzando al microscopio sezioni di osso è possibile giungere ad importanti conclusioni riguardo la fisiologia dei dominatori del mesozoico, ad esempio intravedere gli anelli di crescita, un po' come negli alberi. Probabilmente i dinosauri crescevano in maniera diversa dagli odierni rettili, raggiungevano la maturità sessuale (G.Erickson et al. 2001)piuttosto velocemente, come accade in mammiferi e uccelli, che sono endotermi. Quindi, almeno alcuni di loro(come il Tarbosaurus), erano probabilmente animali attivi e dall'elevato metabolismo.
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SOTTO: Lo scheletro di Tarbosaurus baatar si staglia maestoso(e purtroppo eretto) all’ingresso della mostra. 
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Lasciata la prima sala mi sono avviato alla seconda, nella quale sono esposti denti di tarbosauro in matrice, denti che(come è comprensibile dalla forma)erano resistenti ai più violenti urti. Immaginate di dover trattenere con la bocca una preda infuriata pesante 5 tonnellate; capirete il perchè di una simile anatomia. In un’altra teca figura il carapace di una tartaruga(animali che hanno visto sorgere e tramontare l'era dei dinosauri) e le prime uova della mostra, compreso un bellissimo uovo di adrosauro. Nella sala seguente è presente uno dei pezzi più sorprendenti della raccolta:”Mamma Oviraptor con nido”. Sembra un’istantanea speditaci dal Cretaceo. Quando Roy Chapman Andrews, paleontologo avventuriero degli anni ‘20(soggetto da cui Spielberg si ispirò per il personaggio di Indiana Jones)scoprì il reperto nel lontano 1924, in una storica spedizione per conto dell’American Museum of Natural History di New York, era convinto che l’Oviraptor philoceratops(predone di uova di ceratopo appunto) fosse stato colto da una tempesta di sabbia intento a depredare un nido di protoceratopo. La verità, fu scoperto in seguito,era ben diversa. La nostra “mammasaura” stava covando le uova, proprio come fanno gli uccelli moderni, coprendole con il suo caldo piumino. Eh sì, perché il nostro, anzi la nostra dinosaura probabilmente somigliava più ad una gallinaccia(con cui è più strettamente imparentata) che ad un’iguana. Più avanti c’erano altri nidi fossili e uova. Vederle a pochi centimentri dal proprio naso è emozionante! Quegli splendidi reperti riprendono vita nella nostra mente, permettendoci di ripercorrere il cammino tortuoso che ha portato una potenziale frittata mesozoica a resistere per milioni di anni per arrivare proprio lì, davanti ai tuoi occhi(increduli). Il guscio dell’uovo venne probabilmente inglobato in sabbie umide, poi divenute un blocco di roccia attraverso i processi geo-chimici. Alcune uova sono talmente ben conservate da mantenere non solo la parte organica del guscio(in prevalenza carbonato di calcio) ma perfino l’embrione fossile del pulcino!!! Nella sala è esposto un reperto a dir poco straordinario: un embrione di oviraptor! Il piccolo non vide mai la luce del sole, se non dopo la morte. Accanto al reperto è stata posta una ricostruzione in vetroresina. Gli occhi grandi posavano su  un muso relativamente breve, sormontato da una cresta appena visibile. Malgrado il modellino ne sia sprovvisto, è probabile che i piccoli nascessero con una sorta di piumino, in modo che il piccolo rimanesse al caldo. 
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SOPRA: La straordinaria mamma oviraptor(anzi Citipati)fossilizzatasi nelle arenarie mongole del cretaceo superiore in posizione di cova.
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Proseguendo il percorso è possibile ammirare gli scheletri di vari esemplari di Protoceratops andrewsi(un piccolo e primitivo ceratopo privo di corna), ognuno in un diverso stadio di crescita. Un animale grande quanto un maiale, che si muoveva in greggi fra gli arbusti del Gobi cretacico, guardondosi ogni tanto alle spalle da lui…il cattivone dei film di Spielberg: il Velociraptor mongoliensis. In una teca è custodito ll cranio di questo splendido carnivoro, ben diverso da quello cinematografico: un piccolo pennuto(75 cm di altezza, 2 metri circa di lunghezza) dotato di denti affilatissimi e artigli ricurvi su entrambe le zampe posteriori. Più che  a sventrare le prede pare servissero allo sgozzamento. Le sue vittime moriva dissanguata o semplicemente soffocata(comportamento riscontrato allo stato fossile!).
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SOPRA: Esemplare adulto di Protoceratops andrewsi
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Vicino al raptor, sono esposti altri due abitanti della Mongolia cretacica: il Pinacosaurus(una sorta di carro armato vivente, supercorazzato) e il Goyocephale(un bipede dalla “testa dura”, un pachicefalosauro). A seguire due scheletri quasi completi di Psittacosaurus mongoliensis, antenati del protoceratopo e triceratopo. Ed infine, il maestoso secondo scheletro di Tarbosaurus! Lungo 10 metri e alto 2 e mezzo, è uno spettacolo stupefacente. Molti bambini lo scambiavano per il T.rex. In verità, vi sono alcune importanti differenze: le zampe anteriori più ridotte, la testa(in proporzione al corpo)più grande, schiacciata lateralmente.
A cosa sono dovute simili differenze? Nessuno lo sa; forse un diverso regime alimentare. Il comune antenato si diffuse nei due continenti tramite lo stretto di Bering(allora un lembo di terra che univa Asia ad America), portano a due popolazioni distinte. Quella asiatica, forse, si specializzò maggiormente nella caccia agli adrosauri(in fondo, non esistevano grossi ceratopsidi in Mongolia). Comunque, Il mistero resta. Secondo alcuni apparterebbero entrambi al genere Tyrannosaurus(?T.baatar). La visita è al termine: l'ultima tappa è la "sala dei dinosauri struzzo", con gli Ornitomimidi e il Terizinosauro. Due paia di enormi braccia sono poste in una sala di passaggio: quelle dell’incredibile Deinocheirus. Furono rinvenute durante la spedizione polacca del '70, poi descritte da Halszka Osmólska e Ewa Roniewicz. Da allora, il mistero permane. Com'era fatto il deinocheiro, di cosa si nutriva, come viveva? Era un terribile predatore gigante o un pacifico "bradipo" erbivoro. L’identità dell’animale rimane ignota. Ci restano solo le due enormi braccia, lunghe circa 2 metri e mezzo. Forse, come molti sostengono, era un gigantesco ornitomimide(“dinosauro struzzo”). Sicuramente, era un'animale impressionante...almeno a giudicare dagli enormi artigli(25 cm). Ma vi sono artigli(e braccia)ancora più inquietanti: quelle del Therizinosaurus("rettile falce"). Il suo aspetto, rimasto a lungo un'enigma, è oggi meno misterioso. Era un grosso e bizzarro teropode, piuttosto lento, dalla dieta vegetariana. I suoi immensi artigli(lunghi fino a 35 cm)non erano utili alla predazione. Lo scopo era ben più pacifico: avvicinare a sè le fronde degli alberi 
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SOTTO: Le enormi braccia del Deinocheirus
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Ed ecco infine i dinosauri "imitatori degli uccelli", gli Ornitomimidi Anserimimus e Gallimimus. Entrambe le specie si aggiravano intorno ai 3 metri di lunghezza e 2 di altezza, becco sdentato adatto a filtrare il plancton(un po' come le anatre), collo lungo ad “S”(adattamento utile nella corsa) e zampe lunghissime. La tibia, più lunga del femore, conferma la loro natura di corridori. Forse, furono fra i dinosauri più veloci mai esistiti, in grado di raggiungere i 70 Km/h o più. Così, a malincuore, ho dovuto lasciare la mostra, la più bella che abbia mai visto! Reperti unici, originali...provenienti dalle sabbie della Mongolia, riportate faticosamente alla luce da alcuni dei più grandi paleontologi. Ossa che evocano vita...
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articolo di Alessando Alfio Chiarenza(utente Alefrisk sul forum di Jurassic Italia)
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Bene, che aggiungere? L'oviraptor in cova, " Big Mama",  è in realtà appartenente al genere Citipati. Le foto dell'articolo di Alessandro(che ringrazio per la collaborazione)non sono state scattate alla mostra.  Non è possibile scattarne(per non danneggiare i reperti). Si tratta certamente di una bellissima esposizione. E poi, gli scheletri esposti non sono semplici calchi...sono ossa vere. Si prova un'emozione ben diversa....Un reperto originale va guardato con occhi diversi. Nulla può pareggiarlo...
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postato da: Italosaurus alle ore 23:03 | link | commenti
categorie: musei e siti
venerdì, 25 gennaio 2008

News- Ammoniti

Nuove scoperte ammoniti umbro-marchigiane

In genere, non mi occupo di paleontologia degli invertebrati...Non ho mai pubblicato sul blog articoli o news a tema. Non sono una fanatico di ammoniti e trilobiti, per intenderci, come lo sono invece molti collezzionisti. Non per questo, in Italia, nessuno si occupa di questa branca, anzi...sono molto più numerosi che in paleontologia dei vertebrati! E a volte...si fanno interessanti scoperte, come questa:

Le associazioni ad ammoniti contenute nei livelli calcarei di lumachella spatica della Cava Grilli (Passo del Furlo, Appennino umbro-marchigiano) permettono di integrare studi precedenti sul Pliensbachiano inferiore di tale area, consentendo di ottenere un quadro tassonomico, biostratigrafico e paleobiogeografico piuttosto vario. Fra i numerosi ammoniti trovati, sono stati descritti molti nuovi taxa, a cominciare dalla nuova specie Miltoceras furlense. Ad un altro sottogruppo di Coeloceratidae, i Dubariceratinae, é stato attribuito il nuovo genere Spiniclaviceras, qui istituito per la nuova specie S. spirale, caratterizzata da avvolgimentio evoluto e tozze spine claviformi. Particolarmente importante é la documentazione dei Polymorphitidae, nella cui sottofamiglia nominale (Polymorphitinae) viene individuato il nuovo genere Paramorphites, con la nuova specie P. acutiventris. Rimanendo ancora nella famiglia Polymorphitidae, viene formalizzata la nuova sottofamiglia Furlitinae, e nella famiglia  Sinuiceratidae viene ascritto il nuovo genere Sphenoacanthites. In aggiunta a ció, sono stati riconosciuti tre altri nuovi generi, lasciati al momento privo di denominazione formale per la scarsitá dei dati. Nel loro complesso, i dati consentono di discutere ipotesi filogenetiche e paleobiogeografiche per alcune forme della Tetide mediterranea, e consentono inoltre di presentare una sintesi tassonomica piuttosto ampia. Dal punto di vista paleogeografico, i caratteri della fauna ad ammoniti nel Apennino suggeriscono che una porzione limitata della Tetide occidentale puó essere considerata come una "unitá paleobiografica meso-mediterranea a Peltolytoceratinae". Questa regione di bassa e media profonditá avrebbe incluso Apennino, Toscana, Sicilia, Albania, Nordafrica e forse anche parti della odierna Spagna ede Alpi Austriache. Vengono discusse le sue relazioni con altre aree, cosi come la possibilitá di scambi faunistici ad ovest con la Provincia Andina. Tutto lascia in effetti pensare che il passaggio marino trans-Pangea abbia funzionato come un filtro, permettendo la migrazione solo ad alcune forme, probabilmente legate ad un ambiente di vita piú superficiale, ma non a quelle per le quali si puo supporre un habitat piú profondo." VENTURI; NANNARONE; BILOTTA (2007): Ammonites from the early Pliensbachian of the Furlo Pass (Marche, Italy): biostratigraphic and paleobiogeographic implications. Boll. Soc. Paleont. Ital. 46(1):1-31

fonte: GeologyOnline

Tutti voi conoscerete le ammoniti(il nome deriva dal dio egizio Ammon), sono il classico fossile^^  Fortunatamente, nessuno le ritiene più serpenti pietrificati(o peggio), come avveniva nel Medioevo...Le ammoniti sono diffuse anche in Italia, tanto che la documentazione nel solo Appennino copre circa 100 milioni di anni; dal Triassico al Cretaceo. Le ammoniti sono importanti fossili-guida(sopratutto per il mesozoico, in cui si ebbe la loro massima diffusione), e buoni indicatori paleogeografici. Facilitano enormemente il lavoro di geologi e paleontologi nella datazione dei sedimenti. Le ammoiti(o Ammonoidei)scomparvero insieme ai dinosauri, dopo centinaia di milioni di anni di successo...Oggi, l'animale che più le ricorda è il nautilus, un vero e proprio fossile vivente, sopravvissuto al limite K-T(Cretaceo-Terziario).

Approfondimenti:

1-Wikipedia

2-Ammonites.fr(francese)

3-Anatomia ammoniti(inglese)

postato da: Italosaurus alle ore 22:24 | link | commenti (2)
categorie: news
martedì, 22 gennaio 2008

News- Museo Malacologico di Cupra Marittima...denuncia i carabinieri!

Denuncia ai carabinieri di Monza! 9 dinosauri sequestrati

Questa storia la dice lunga sulle leggi vigenti in Italia e , alla fine, la protesta del direttore non è del tutto immotivata. Comunque, era previdibile. Il nostro stato, di fronte ai fossili, all'archeologia(ah, giusto...paleontologia!! Che imbranato, vero?), è un dinosauro(senza offesa per questi magnifici e avanzatissimi animali, maledetto stereotipo):                                              

" Il direttore del Museo malacologico, Tiziano Cossignani, ha denunciato alla procura di Fermo i carabinieri di Monza che, il 7 novembre dello scorso anno, hanno sequestrato tutti i fossili della sezione malacopaleontologica, tra i quali nove dinosauri. Una settimana fa, con un gesto clamoroso, il direttore del museo lo aveva chiuso, protestando in questo modo per un “provvedimento immotivato” e perche’ tutte le richieste di dissequestro erano state respinte. Oggi e’ arrivata la denuncia dei militari del Nucleo Tutela Beni Culturali di Monza, che dipendono dal dicastero guidato ministro Rutelli, al quale Cossignani ha anche richiesto un risarcimento di 500.000 euro. Tutti e 9 i dinosauri sequestrati provengono da Paesi extracomunitari e, secondo il direttore del museo malacologico, “la legge applicata dai carabinieri di Monza tutela unicamente i fossili italiani e, peraltro, di particolare interesse paleontologico”.
Se i fossili non saranno dissequestrati in breve tempo, Cossignani si e’ detto pronto a coinvolgere i propri legali per una denuncia alla Corte di Strasburgo, mentre sarebbe gia’ pronto un appello al Presidente della Repubblica. (AGI)"

Forse, questa storia non riguarda nemmeno reperti di dinosauri, bensì di rettili marin(!)i:

http://www.prionace.it/pagmuseo.htm

Ma in fondo, a chi può interessare? Che siano dinosauri o altro? Delfini o pesci? Pipistrelli o uccelli? Sono solo dettagli per esperti, no?........Torneremo presto sul discorso.

postato da: Italosaurus alle ore 22:09 | link | commenti (1)
categorie: news
giovedì, 17 gennaio 2008

News- Orme triassiche in provincia di Brescia

TRIASSIC PARK - Orme triassiche nel comune di Zone(Brescia)

Per la gente, non è ancora facile pensare all'Italia come ad una "terra di dinosauri".  In fondo, i grandi ritrovamenti avvengono nelle pianure aride degli Stati Uniti, della Mongolia, della Patagonia e del Sahara, o chissà in quali aree sperdute ed estranee alla nostra quotidianità. E invece, in Italia, le scoperte sono sempre più numerose. Certo, non si parla ancora di scheletri enormi e portentosi, ma i dinosauri hanno lasciato le loro tracce, nel vero senso della parola! Proprio in questi giorni, è stata segnalata la scoperta di un nuovo icno-sito nel bresciano. Come sempre, quest'antico paese continua a stupirci, quasi volesse gridare: "anch'io ho una grande storia da raccontarvi!" E forse dovremmo ascoltarlo...In Italia, le orme di dinosauro non sono più reperti rari, sopratutto grazie a ritrovamenti di giovani entusiasti o appassionati. Quindi, il prossimo scopritore...potresti essere tu! E dire che, solo 20 anni fa, la situazione era opposta...

"Segnalato un ritrovamento eccezionale di probabili icnotracce, tale affioramento, se confermato da ulteriori studi pone la zona di affioramento in una nuova luce dal punto di vista paleogeografico. Riportiamo le parole dello scopritore "Vezzoli Federico" che appassionato di geologia, speleologia e storia locale cercando di raggiungere un rifugio lungo una strada montana si sofferma ad osservare una parete di roccia e ci comunica"Le icniti si presentano come una serie di impronte "tipiche" (ne ho identificate in parete circa 10/12), larghe piu' o meno 30-40 cm l'una, esse disegnano una pista diagonale lunga 6 mt, le definirei da profano come le tipiche impronte alternate della camminata del rettile preistorico e con tanto di bordo rialzato per il sollevamento del fango da sotto la zampa del rettile !! Aimè il grosso della "camminata" è andato distrutto poichè la porzione della parete che  conteneva la maggior parte di esse, a seguito del distacco della porzione dello strato fossilifero, si è irrimediabilmente perso. L'area interessata dal ritrovamento è situata proprio sul lato sud ovest di un torrentello montano (val Valurbes) lungo la strada-mulattiera denominata "Antica Valeriana", a due metri da essa affiora una parete rocciosa della Formaz. di Wengen larga circa 15 mt ed alta 6, con immersione sub verticale, sulla cui porzione piu' ad ovest è ben evidente la pista fossile, ben conservata."Questo ritrovamento conferma i numerosi ritrovamenti di piste di questi ultimi anni nell'arco alpino all'incirca della stessa epoca (Triassico). Per ulteriori conferme e notizie si attende l'intervento della sovrintendenza avvisata dallo scopritore, come l'intervento degli studiosi e specialisti. "

fonte: Paleofox

Nella foto(di F.Vezzoli)ho evidenziato in rosso le tracce  presenti sulla parete rocciosa. Purtroppo, non sono ancora disponibili immagini più chiare, quindi dovremo attendere nuovi risvolti. Ora, devono essere descritte ed identificate. Potrebbero anche non essere impronte di dinosauro. Fra l'altro, sono piuttosto vecchiotte: risalgono al Ladinico (237-28 milioni di anni fa). Se proprio si trattasse di un dinosauro, sarebbero fra le più antiche al mondo...Viste le dimensioni e l'età, potrebbe trattarsi di un prosauropode(primitivi vegetariani dal lungo collo, antenati dei sauropodi). Dinosauro o meno, rimane una scoperta sensazionale. Vi terremo informati....

Approfondimenti:

1-Wikipedia(italiano)

2-Paleos

3-"The triassic world"

postato da: Italosaurus alle ore 21:59 | link | commenti (2)
categorie: news
lunedì, 14 gennaio 2008

News- la foresta fossile di Dunarobba

La foresta fossile italiana...sotto vetro!

La foresta fossile di Dunarobba, nei pressi di Avigliano Umbro, è certamente un luogo incredibile e unico: circa 50 tronchi sono stati preservati dalla decomposizione, "mummificati"da una spessa coltre argillosa. Alti fino a 10 metri, con un diametro compreso tra 1-4 metri, e sopratutto ancora in posizione eretta, questi resti sarebbero appartenuti a degli antichi taxodi( Taxodioxylon gypsaceum), una specie estinta di conifera, affine alla sequoia sempreverde. Una foresta "fantasma" vecchia di 3 milioni di anni, quando in Italia il cilma era ancora tropicale. Quando gli ippopotami e gli elefanti erano di casa, come anche i taxodi...

" I tronchi degli alberi più grandi e pregiati della foresta fossile di Dunarobba saranno racchiusi in una cabina di vetro climatizzata per essere meglio conservati grazie ad un impianto unico nel suo genere in Italia e tecnologicamente avanzato. Lo ha annunciato il sindaco di Avigliano Umbro Giuseppe Chianella, nel cui territorio si trova l'area, gli assessori alla cultura dello stesso Comune Zefferino Cerquaglia e della Provincia Alberto Sganappa e il rappresentante della Soprintendenza ai beni archeologici dell'Umbria Maria Cristina De Angelis. L'iniziativa è tesa a valorizzare la presenza della foresta fossile, risalente al Pliocene e la cui eccezionale importanza scientifica - è stato spiegato - deriva dal fatto che i tronchi sono in posizione eretta. Gli interventi per valorizzare il sito comprenderanno anche interventi di arredo arbustivo ed erbaceo per rendere più ordinate le scarpate e più curati i percorsi interni. Nel centro polivalente verrà realizzato un bar-ristoro mentre anche gli uffici subiranno un intervento di miglioramento per accogliere i visitatori. La foresta fossile, inoltre, sarà accessibile per le visite, tutti i giorni della settimana, escluso il lunedì. La gestione del sito paleontologico, unita alla manutenzione, comporterà una spesa annuale di circa 50 mila euro che saranno reperiti attraverso leggi regionali, contributi e fondi, sia della Soprintendenza sia del Comune di Avigliano Umbro. Il prossimo primo febbraio, e' stato annunciato, si riunirà l'apposito comitato tecnico-scientifico per la definizione di un programma annuale delle iniziative"

Approfondimenti:

1-Wikipedia

2-Bella Umbria

3-Foresta fossile 

4-Sitiunesco 

postato da: Italosaurus alle ore 15:02 | link | commenti (2)
categorie: news